L'indagine su un omicidio di un ex pentito solleva i primi veli sulla infiltrazione delle grandi organizzazioni criminali nella regione; la crisi della società di smaltimento di rifiuti forse un ricatto per ostacolare gli inquirenti

I segnali già c’erano, molteplici e caso mai stupiva che solo pochi politici in Umbria ne parlassero.
Oggi però tante paure si sono concretizzate. Dopo dodici mesi di indagini, da quello strano ritrovamento di una cadavere nelle campagne di Gubbio, si torna nell’alta Umbria alla Sirio Ecologica, azienda, già nota per la sponsorizzazione di importanti squadre di volley perugine, specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali, con sede a Padule di Gubbio.
Non si torna qui perché 110 dipendenti sono da tempo mobilitati, insieme ad istituzioni e sindacati, per difendere il loro posto di lavoro.
Si torna qui perché probabilmente quei posti di lavoro sono stati usati come “ostaggi” da parte di chi sentiva franargli il terreno sotto i piedi.
La Sirio ora è anche al centro di una inchiesta della magistratura perugina per un presunto riciclaggio di denaro sporco
.

Una serie di perquisizioni sono state compiute oggi dalla squadra mobile della questura di Perugia negli uffici della azienda a Padule ed anche in quelli delle due sedi distaccate di Torino e Massa Marittima (Grosseto) e nelle abitazioni delle quattro persone raggiunte dalle informazioni di garanzia, tra Gubbio e Perugia, oltre che nelle sedi di altre quattro società: della Five Group, della Compagnia per l’Ambiente, della Erp e della Spazio Ecologia, queste ultime due con sede a Milano, tutte collegate alla Sirio.

Quattro gli avvisi di garanzia della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di due ex amministratori della Sirio e due amministratori di altrettante società satelliti ad essa collegate.
Gli investigatori sarebbero sulle tracce di un flusso consistente di denaro sporco, sulla cui provenienza sono in corso indagini ma che sarebbe collegato ad attività illecite e, visto il campo di attività della Sirio, la mente non può che correre al traffico illecito di rifiuti di cui da molto si parlava sottovoce.
Il fatto che questa indagine sarebbe partita in seguito all’inchiesta che, nell’aprile scorso, portò alla scoperta, da parte della polizia del capoluogo umbro, di una organizzazione criminale che aveva scelto l’Umbria come base operativa per le sue rapine ed attiva anche nel campo dello spaccio di droga e traffico d’armi, conferma le teorie formulate.

Il riciclaggio di denaro sporco, il coinvolgimento di interessi economici locali non è stato che il primo passo, sottovalutato, con cui Mafia, Camorra, N’drangheta e Sacra corona unita pugliese si sono insediate nella regione
: da un lato la faccia “pulita” degli affari che puliti non erano e dall’altra rapine, spaccio di droga, traffico d’armi ed omicidi.
Una organizzazione che aveva il suo braccio armato, capeggiato da un ex collaboratore di giustizia, il quale avrebbe ucciso per un regolamento di conti, Salvatore Conte, anche lui ex pentito e membro della stessa organizzazione, considerato però non più affidabile, che venne ritrovato sepolto in un bosco di Santa Cristina di Gubbio il 23 novembre dello scorso anno.
Un omicidio che però non era probabilmente maturato per soli motivi di spartizione di bottino.

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