La costruzione del civico acquedotto fu senz’altro una delle tappe più importanti nella storia moderna di Massa Martana grazie alla quale la popolazione del centro storico e delle frazioni limitrofe poté disporre e usufruire di acqua potabile.
Le operazioni ebbero inizio nel 1884 quando l’autorità comunale contattò la “Società Italiana per condotte d’acqua” di Roma la quale, dopo l’obbligato sopralluogo, incaricò del progetto l’ingegnere Ugo Benincampi.
La prima fase dei lavori comportò il lungo e arduo processo di ricerca della fonte adatta: i risultati migliori si ebbero solo quando l’attenzione fu volta alle sorgenti site nei monti Martani finché non fu quella della Rocca ad esser accreditata la più idonea “per qualità, quantità e freschezza” e per la sua eccellente posizione; la sua acqua fu definita ottima e di sapore “gustosissimo”.
Il 15 gennaio 1886 si stipulò il contratto tra il Comune e la Società romana; quello che fu messo nero su bianco non riguardò solamente l’edificazione dell’acquedotto ma tutta una serie d’interventi di altrettanta importanza per la medesima popolazione: si stabilì la costruzione di un abbeveratoio per animali nei pressi della sorgente della Rocca, di un lavatoio pubblico nel centro storico del paese e, all’interno di quest’ultimo ma in punti differenti, di due fontanelle a getto continuo, le quali oltre ad abbellire il centro abitato avrebbero avuto grande utilità.
Tuttavia la massima celebrazione di un’opera così importante quale la costruzione dell’acquedotto cittadino fu l’erezione della grande fontana di mostra che il Comune, già dalla delibera del 24 maggio 1885, volle nella piazza esterna del paese, ad accogliere chiunque giungesse a Massa dalla strada principale.
I costi di tutte le operazioni furono molto alti e incrementati dalle necessarie espropriazioni dei terreni che il Comune dovette eseguire al fine di assicurare alla Società il libero uso dei suoli nella costruzione delle tubature; non mancarono altresì problematiche in corso d’opera, che resero necessari alcune modifiche al progetto, come l’allungamento della medesima conduttura e la costruzione di idonee strutture atte al superamento dei numerosi fossi.
Inoltre, durante una fase di collaudo dell’impianto, fu rilevata una capacità di erogazione d’acqua dalla sorgente ben maggiore di quella originariamente prospettata: ciò non solo spinse il Comune a costruire un secondo condotto lunga circa 30 metri, per non perdere tale “rilevantissima quantità d’acqua”, ma fu la causa principale che convinse le medesime autorità ad accogliere le richieste di alcuni massetani di poter usufruire privatamente del civico acquedotto.
Fra questi Luigi Blasi, che chiese una piccola quantità d’acqua “per conto del mulino nel casale prossimo al convento della Pace”, Roberto Rossi, allo scopo di “abbellire di un piccolo zampillo” il proprio giardino, e Achille Orsini che inoltrò domanda per un allaccio “ad uso della tintoria”.
Tali concessioni furono accordate con la possibilità da parte del Comune di riprendersi l’acqua in qualsiasi momento qualora ne avesse avuto necessità.
Il 28 novembre 1886 fu inaugurata la grande fontana, realizzata dal perugino Rodolfo Pennicchi: ubicata nella piazza esterna del paese e circondata da alberi e aiuole, l’opera è caratterizzata dalla vasca a forma ottagonale, sopraelevata da due gradini e ornata da stemmi bronzei sabaudi e municipali (oggi ne rimangono solo due).
In quel giorno di festa, la popolazione massetana fu allietata dalle corse di cavalli, dai fuochi artificiali, dal banchetto della Società dei Reduci, che per l’occasione celebrò il suo XVI anniversario di fondazione, e, in serata, dalla festa da ballo al teatrino.
Suonò la banda musicale diretta dal maestro Bernardino Lanzi mentre non pochi furono i discorsi intonati, fra gli altri, dal sindaco Cesare Orsini Federici, dall’assessore Enrico Rossi e da Franco Franchi, direttore del giornale di Todi “Il Mio Paese”.
Come da progetto, il medesimo giorno furono inaugurate pure le due fontanelle all’interno del paese, ornate anch’esse con lo stemma municipale, e il pubblico lavatoio, “locale coperto e bene arieggiato”, alimentato di notte dall’acqua di scarico delle suddette fontane.
Quest’ultime non saranno opere di sublime espressione artistica ma rappresentarono per Massa una decisiva svolta nella vita dei suoi cittadini e nel benessere della collettività, tappa fondamentale di quella storia locale che oggi troppo spesso si tende a non ricordare.











