Non per essere noioso o per ricevere una sorta di “sublimazione” rispetto alle tesi che ho avuto modo di esporre anche recentemente, bensì per poter contribuire, con tutta la modestia possibile, a fare chiarezza, una volta per tutte, sull’argomento delle legislazione sulla caccia.
Parlando chiaro come è mio costume.
La questione è politica. Ho esplorato con estrema precisione gli innumerevoli provvedimenti legislativi adottati dai due rami del Parlamento (Camera e Senato) negli ultimi cinque anni. Pochissime leggi hanno tratto origine dalle iniziative di singoli parlamentari, sebbene tra queste, trovi posto, al di là del giudizio di merito, la legge sull’indulto, per il quale peraltro vi era stata una forte sollecitazione dalla massima Autorità Religiosa del nostro paese.
Attualmente esistono varie proposte, che sono lì, inerti ed in attesa di uno sviluppo istituzionale, che probabilmente non avverrà mai. Un esempio: le varie iniziative per le unioni civili e per il testamento biologico.
Tutto a causa dell’inerzia del Governo o delle differenti posizioni che sui temi in questione esistono all’interno di ogni singola forza politica. E c’è di più,queste diverse valutazioni si estendono il più delle volte, addirittura in forma trasversale tra le compagini politiche di maggioranza e di opposizione.
Atteso ciò, quale miglior sorte dovrebbe essere assegnata alle proposte di riforma delle legge 157/92, che presentano caratteristiche di natura politico-istituzionale del tutto simili a quelle sopraindicate?
Ci ricordiamo del 2004, quando in assenza di una iniziativa del Governo tutto naufragò in Aula? Anche allora le Commissioni fecero le audizioni e si crearono, a più riprese, i cosiddetti “Tavoli” di confronto.
Il Governo dovrebbe presentare al più presto, un suo Disegno di Legge per dare “l’imprimatur” politico alla sua maggioranza parlamentare e per rendere più agevole il confronto con gli altri Gruppi Politici presenti in Parlamento, avviando nel contempo un serrato confronto con le Associazioni Venatorie ed Agricole.
Non dubito minimamente delle capacità politiche ed amministrative dell’On. Luca ZAIA Ministro per le Politiche Agricole-Alimentari e Forestali, recentemente dimostrate a livello europeo nella maratona negoziale per le quote latte. E’ giunto però il momento che traduca in fatti concreti le ripetute dichiarazioni di disponibilità nei confronti del mondo venatorio.
Del resto nei programmi delle forze politiche che compongono l’attuale maggioranza parlamentare
era ben evidenziato l’impegno per provvedere alla riforma della legge nazionale sulla caccia.
E’ del tutto evidente, in ogni caso, che sull’argomento, ci sia latitanza e confusione.
Il Partito Democratico, per bocca del sen. Della SETA, propone, beato lui, una semplice “manutenzione” della legge 157/92, e per quanto riguarda le maggiori forze politiche presenti in Parlamento, da Forza Italia ad Alleanza Nazionale, dall’UDC all’Italia dei Valori, non risultano, per quanto ne sappia, recenti prese di posizione ufficiali in merito.
Sarei contento di essere smentito, e ne darei nel caso, pubblicamente atto.
Mi si dirà che singoli parlamentari appartenenti a qualcuna delle forze politiche che ho citato, hanno presentato singole proposte di riforma. Ne prendo atto con piacere. Ma altra cosa sarebbe se le forze politiche di riferimento dessero una sorta di “avallo” politico all’iniziativa dei propri rappresentati.
Come in tutte le cose esiste una lodevole eccezione. Infatti si è avuta recentemente notizia di una proposta di Riforma della legge 157/92 avanzata dalla formazione politica “La destra”. Una buona proposta ricca di contenuti innovativi.
E’ come non annotare la estrema positività dell’iniziativa di circa 800.000 cittadini cacciatori
che hanno sostenuto con una loro adesione on-line la proposta avanzata da alcune associazioni venatorie.
Si è, in certo senso, obbligati, a tenere conto di queste adesioni, soprattutto nei termini “quantitativi” riferiti all’apporto di partecipazione democratica, in considerazione del fatto che per la presentazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare occorrono 50.000 firme e per l’indizione di un referendum ne occorrono 500.000.
In questo caso è del tutto evidente, che tali cifre sono state abbondantemente superate.
Cosi come è significativo attendere delle proposte efficaci dal “TAVOLO” di concertazione promosso dalla maggiore organizzazione venatoria italiana.
E’ lecito sperare che tali proposte non si contraddistinguano con caratteristiche “minimaliste”, tali da lasciare, di fatto, immutata la situazione fortemente negativa della gestione della caccia Italiana.
Io mi auguro insieme a tanti altri “cittadini-cacciatori” che le cose nei prossimi giorni si mettano in modo positivo, in modo tale che il “forse che sì” si preponderante rispetto al “forse che no”.
In caso contrario le associazioni venatorie prendano in esame l’assoluta necessità di promuovere, senza indugio alcuno, una mobilitazione nazionale, cosi come in modo così straordinario fu fatto pochi anni orsono a Roma.
La speranza è quella, che contrariamente al passato, il Presidente del Consiglio ed i Ministri interessati siano disponibili ad incontrare i rappresentanti dei cittadini-cacciatori!










