Nelle scorse settimane, sul campo della parrocchia di Ponterio di Todi, si è svolta una partita commemorativa per Giacomo Battisti, prematuramente scomparso un anno fa.
Gli amici hanno voluto ritrovarsi per ricordarlo così, in maniera semplice e spontanea.
La partita è stata preceduta da una breve, brevissima, cerimonia, al termine della quale la tradizionale casacca rossonera del Milan, personalizzata con il numero “1” e con il nome “Giacomo”, è stata offerta alla moglie Francesca.
I fratelli Mariano e Alfio hanno infine offerto panini e bibite a tutti gli intervenuti.
Erano presenti membri del comitato Chianelli, cosicché ognuno ha potuto contribuire alla raccolta di fondi per la ricerca sul cancro.
Il campo è stato spontaneamente offerto da Marco Angeloni e Luca Rossini del Circolo Ricreativo della Parrocchia di Ponterio.
La scompostezza formale dell’accennata cerimonia non è dovuta solo alle carenti capacità organizzative degli amici.
Un motivo più sostanziale ne ha causato la brevità, peraltro già attesa e annunciata.
È stato improvvisamente difficile pronunciare quelle semplici parole di saluto alla moglie Francesca e agli adorati figli Francesco e Giorgia, che erano lì, al centro del campo, prima del calcio d’inizio: un groppo alla gola ha stroncato ogni residua prolissità, e si è andati poco oltre un semplice ma significativo ricordo, cancellando anche il previsto minuto di raccoglimento.
Pubblichiamo, a distanza di qualche giorno, un paio di pensieri rimasti tra le parole strozzate di qualcuno degli amici, qualcuno che ugualmente, passato quell’improvviso soffocamento, ha tenuto a far giungere:
“Caro Giacomo,
è già un anno che non ci sei più.
La tua dipartita ci ha lasciato senza parole.
Ricordo l’accorata omelia di don Alceste, più avvezzo di noi a questi eventi, che tradiva stupore e impotenza.
Nel Libro della Vita, accanto al nostro nome, c’è già scritta la data in cui lasceremo questa Terra.
Vorremmo pensarti da qualche parte, che ridi delle nostre umane piccolezze, finalmente libero.
Ma non lo sappiamo: sappiamo solo che un giorno vicino o lontano, ognuno di noi accompagnerà un altro per l’ultimo viaggio”.
“Quando un anno fa Giacomo ci ha lasciato abbiamo pensato che un pezzo della nostra gioventù se ne fosse andato via. Dopo questo arco di tempo un sentimento un qualcosa ci diceva di voler commemorare, ricordare, stare insieme nel modo più semplice ed a noi congeniale: una partita di calcio, come tante volte avevamo fatto da piccoli.
L’abbiamo fatto, ci siamo ritrovati. Siamo tutti ex-ragazzi e sappiamo che la fine verrà quando vorrà, che nessuno può scegliere.
A differenza di quel 23 ottobre 2007, fatale a Giacomo, e oltre il credo di ognuno, una persona muore quando non è più amata.
Giacomo era, è e sarà amato da tutti i suoi cari.
Per noi resterà sempre un amico.
Ecco spiegato quel fervore che ci ha fatto correre di nuovo insieme come anni fa: lui, ma anche la sua dolce Francesca e i cari Francesco e Giorgia hanno meritato il nostro piccolo ma sincero tributo.”








