I cattivi maestri si riconoscono quando non professano ed insegnano la tolleranza o anche quando pretendono, con comportamenti violenti, manifestazioni di tolleranza.
Sono due facce dello stesso problema che si registrano nel lontano oriente e a casa nostra in Umbria.
La tolleranza è un qualcosa di meno, molto meno, del “porgere l’altra guancia”, non si tratta di subire rinnovati torti, ma solo di accettare che gli altri possono essere diversi, possano comportarsi in modo diverso senza per questo danneggiare nessuno.
Una convinzione religiosa basata sulla tolleranza eviterebbe da un lato di essere “l’oppio dei popoli” e dall’altro di scatenare, come purtroppo è avvenuto in passato ed avviene nel presente, la violenza più bieca in nome di un dio.
Ma la tolleranza non sembra albergare più nel mondo mussulmano, almeno in quello che è deputato a formare i giovani.
Questa mancanza che sta dietro ed all’origine di fatti come: l’11 settembre 2001 a New York, alle stragi di Londra e Mumbai ed a tante altre in Irak, in Afganistan ecc. è stata messa in luce dal governo dell’Indonesia, la più grande nazione di religione mussulmana.
Solo il tre per cento degli insegnanti di studi islamici considera un proprio dovere diffondere fra i suoi studenti il valore della tolleranza: lo rivela un recente sondaggio condotto nell’isola indonesiana di Giava.
Lo studio, che ha interpellato circa 500 docenti di scuole pubbliche e private, ha rivelato che quasi il 62 per cento degli insegnanti manifesta tendenze radicali e respinge, tra l’altro, la possibilità che un non-musulmano possa diventare il leader del Paese. Un numero ancora più alto, circa il 70 per cento degli interpellati, rifiuta anche la possibilità di un non-musulmano come rettore della scuola dove insegna, e non vuole che cristiani, buddisti e indù abitino nei pressi della propria abitazione. Inoltre, addirittura l’85 per cento, proibisce ai propri studenti di celebrare feste considerate di stampo ‘occidentale’ e quasi il 90 per cento asserisce che gli studenti non hanno bisogno di studiare altre religioni.
I risultati del sondaggio, condotto dal ‘Center for Islamic and Society Studies’ e dalla università islamica Syarif Hidayatullah di Giakarta sono considerati particolarmente preoccupanti dal momento che la maggior parte degli interpellati sono membri della Nahdlatul Ulama e della Muhammadiyah, le due organizzazione musulmane ‘moderate’ del Paese. Analisti hanno detto che questi insegnanti contribuiscono alla tendenza verso il radicalismo religioso notato nel Paese nell’ultimo decennio.
A Terni l’altra faccia dell’intolleranza ha interessato la classe terza A dell’istituto professionale per il commercio Alessandro Casagrande.
In questa scuola, al suo arrivo per le lezioni, un professore toglie l’immagine del crocefissodal muro e la ripone nel cassetto della cattedra per poi ricollocarla al termine della sua docenza. Non si conosce il motivo esatto del comportamento del professore. Potrebbe essere quello di non essere disturbato o non disturbare altri con immagini di una religione che non gli è propria o non appartiene ad altri.
Ma gli studenti chiedono di lasciare quel crocefisso al suo posto e sono la maggioranza.
Quindi il comportamento del professore, che avrebbe avuto qualche possibilità di essere, se non accolto favorevolmente, almeno preso in considerazione, se nella classe vi fosse stato qualcun altro di religione diversa dalla cattolica, scade a tentativo di imporre alla maggioranza degli altri la propria visione della religione.
In verità neanche se tra gli studenti vi fosse stato qualcuno appartenente ad una convinzione religiosa o atea, che aborrisce l’esposizione di immagini religiose, vi sarebbe stata materia del contendere, perché l’esposizione di immagini religiose è vietata da altre religioni quando si riferisce a divinità della propria religione.
Neanche se ci fosse stato qualche studente che voleva esporre simboli di una religione diversa ci sarebbe stata ragione del contendere: bastava aggiungere nell’aula un’altra immagine per “par condicio” e in spirito di tolleranza.
Ma il professore ha optato per dare esempio di intolleranza e gli studenti – 16, fra italiani e stranieri – si sono più volte riuniti in assemblea chiedendo che il crocifisso sia lasciato esposto anche durante le lezioni del docente.
Della vicenda sono stati interessati anche il consiglio d’istituto e il preside che hanno espresso dissenso per l’iniziativa del professore, chiedendo l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale e della magistratura.
Ora starà a queste autorità dare esempi di tolleranza e buon senso, che possano contribuire a trasformare un “cattivo maestro” in un maestro moderno.







