Alcuni amici, non cacciatori, preoccupati dal mio precedente scritto, mi hanno chiesto più notizie sulla caccia al cinghiale. Gliele darò illustrando la giornata tipo della battuta. Un momento però. Anzitutto vediamo cosa succede PRIMA della apertura canonica agli inizi di ottobre.
Poiché sono sicuro che, mediamente, il cinghialaro è un cacciatore vero e, come tale vuole cacciare animali veramente selvatici, non sono tra quelli convinti che i cinghiali vengono regolarmente governati nei mesi estivi. Ciò, oltre a trasformare la bestia desiderata in un maialone domestico, indurrebbe, con la ipernutrizione, una procreazione irresponsabile.
Non nego però che sarei più tranquillo se ci fosse data notizia certa (verbali con firma) dei senz’altro numerosi controlli che, zona per zona, avrà adottato nel 2008 la Guardia Provinciale.
Torniamo a noi, anzi a loro e precisamente alla folla di aperture di cui godono i cinghialari: udite udite, una preapertura prima e dopo la preapertura alle tortore (mi scuso con i profani ma non è che sono impazzito – io -, è proprio così); la settembrina suddetta apertura a tortore e colombacci neonati e a seguire ampio e collaudato godimento della apertura a lepri fagiani e quant’altro fa carniere.
Con grande presa in giro di chi paga, di tasse, la loro identica stessa cifra. Perchè a LORO una tassa e 10 sport e a NOI una tassa e uno sport (e se continuiamo sulla strada della acquiescenza neppure quello)?
Andiamo al DOVE. Dove il cinghialaro fa la battuta? In una zona tabellata, per quel giorno, di loro esclusiva proprietà. Preclusa a fungaroli, escursionisti – sono zone collinari stupende! – e sinanco a fidanzatini in cerca di luogo appartati.
Questo tipo di disponibilità privata di suolo pubblico e privato siamo sicuri che sia costituzionale? Che non intacchi il diritto del cittadino di spostarsi liberamente? E anche ammesso, perché tale privilegio feudale non viene adeguatamente pagato, come in tutto il mondo civile?
In attesa che i politici ci svelino l’arcano, sollazziamoci della risposta più civile che gli amici cinghialari ci forniscono quando interpellati sullo spinoso argomento: “Ma è possibile frequentare la zona fino alle nove e mezzo del mattino!”.
La possibilità è tutta teorica perché succede a tutti compreso a me, che, appena si passa la linea del Piave, anche alle prime luci dell’alba, arriva immediatamente un postarolo, per la verità sempre gentilissimo, addestrato ad uno sguardo glauco che ti provoca uno sfricolio sul fondoschiena che ti spiega quanto sia pericoloso inoltrarsi.
Che poi in quegli orari si spari sarà sicuramente colpa di qualche ardito uscito illeso dal 15/18. In ogni caso calma e gesso, faranno testo i verbali delle Guardie, che avranno monitorato ampiamente tutte le zone.
Ora viene il meglio: la giornata di caccia vera e propria con tanto di salsicce stufati, mute di cani incazzatissimi il giusto perché tenuti per ore al chiuso (e anche qui…), finchè non si è imboccata la pista giusta, telefonini, radio, carabine a cinque colpi (in tutta le altre pratiche venatorie il massimo è tre) . Bene, cioè male, perché delle consigliate altane, unico strumento certo a garantire la sicurezza, in giro se ne vedono pochine.
La battuta è terminata, i capi sono a terra per il rituale sbudellamento. Semplice curiosità: è vero che debbono essere tutti presenti? Come in un rito iniziatico?
Domandina più complicata: è stato confrontato il numero delle carcasse depositate negli appositi siti , potenzialmente inquinanti, con quello dei prelievi su carne inviati ai Servizi veterinari? Per cortesia dati e non chiacchiere alla volemose bene.
Divisa la carne, finalmente a casa, si mangia! A me questa storia non collima, perché sono decine di migliaia i capi e anche voler sgranocchiare cinghiale al posto del dolce, bisognerebbe masticare selvatico da mane a sera.
The day after: sarà un caso ma di lepri, fagiani, beccacce, palombe e tordi nel giorno dopo di quelle zone non v’è traccia. Forse scacciati dal trambusto tipo tempesta nel deserto, o semplicemente disgustati.
Ricapitoliamo. Negli anni ’80 inizia il big-bang cinghialaro, quando i coltivatori chiedono ai politici di ridurne il numero (dei cinghiali, non dei politici incompetenti purtroppo).
Una parte dei cacciatori si ingolosisce e si organizza. Nasce il modello venatorio per uccidere più animali possibili nel minor tempo possibile, etc, etc.
Per non farsi mancare nulla si tira nel giochino anche la figura del selezionatore, che, fatte le dovute distinzioni, è una specie di serial killer (di animali), con la patente timbrata dall’FBI.
O come l’araba fenice, poiché non si sa quanti cinghiali elimina all’anno e che fine fa la carne e le carcasse. O se si sa? E allora, per favore, dati.
Per andare al sodo questo modello ha fallito. Ogni anno il numero aumenta (così anche i rimborsi per i coltivatori? urgono dati) e i danni si fanno più evidenti al:
– mondo venatorio sia sul piano culturale, perché scompaiono le cacce tradizionali e tutto si omologa ad un modello aggressivo e alieno tradizionalmente per la mentalità dell’umbro civile, sia su quello dei rapporti tra mondo venatorio e società civile.
– cacciatori non cinghialari costretti o ad adeguarsi o a non rifare la licenza.
– cittadini che vedono negarsi alcuni elementari diritti.
– ambiente, potenzialmente danneggiato, non solo per le carcasse ma anche per l’inselvatichimento indotto e per le probabili mutazioni genetiche (pensiamo solo se nel futuro, sulle mangiatoie come succede nella foresta amazzonica per altri tipi di selvaggina, venissero usati ormoni tipo estrogeni o spray che riproducono i ferormoni femminili).
Perciò il mio appello si rivolge a tutti, anche a quei cinghialari che stanno capendo che il troppo stroppia. Date forza con proposte e idee al “Progetto Cacciagiusta”, che si propone di portare all’attenzione della Regione dell’Umbria la riforma innovativa del sistema caccia. Tramite due obiettivi semplici per il 2009:
– l’apertura unica generale che ristabilisce un minimo di equità.
– l’acquisizione dei dati (chiunque ne abbia me li invii, anche se parziali) di cui sopra per poter essere protagonisti, anche noi cacciatori stavolta, di una battaglia di civiltà e di tutela della natura.
Ad ogni buon conto ci risentiremo presto, con le vostre proposte di battaglia civile per una Umbria di cui non ci vogliamo vergognare”.









