Otto cardiologi su dieci sono favorevoli al testamento biologico indicando in primo luogo nella famiglia e poi nel notaio le figure di riferimento alle quali affidarlo.
Un cardiologo su due, se ci fosse una Legge sull’eutanasia, sarebbe disposto ad interrompere le terapie cardiologiche ad un malato senza più speranze.
I cardiologi non parlano di ‘staccare la spina’ e cioè di compiere un atto attivo, bensì di accompagnare il paziente fino al termine della vita senza alcun intervento di accanimento terapeutico.
una quota inferiore riferisce di non essere assolutamente disponibile (22,8%), altri (14,7%) non sanno rispondere e alcuni (8,5%) sottolineano che si tratta di un problema che non riguarda il Cardiologo.
Per quanto riguarda il testamento biologico sorprende che i cardiologi identifichino nella famiglia e nel notaio le figure di riferimento alle quali affidare il proprio testamento mentre il medico di fiducia raccoglie consensi minori.
Sono questi due dei risultati emersi da un sondaggio condotto al 69° Congresso della Società Italiana di Cardiologia e realizzato dalla SIC con il supporto di Datanalysis.
Un altro dato molto importante riguarda l’esigenza di avere un cardiologo al Pronto Soccorso.
Per quanto riguarda il cuore degli italiani, i cardiologi affermano che per i loro pazienti le fonti maggiori di stress sono, per gli uomini, il luogo di lavoro e il traffico e, per le donne, la famiglia e poi i rapporti sentimentali. Per i Cardiologi, gli uomini si stressano maggiormente al lavoro (43,6%) e nel traffico (22,3%), mentre per le donne lo stress è più legato alla famiglia (40%) e ai rapporti sentimentali (23,7%).
- Redazione
- 15 Dicembre 2008









