Il circolo dell’Idv di Perugia (gruppo tematico ambiente) ha nei giorni scorsi avanzato una nuova proposta in termini di smaltimento e valorizzazione del ciclo dei rifiuti, che potrebbe saldarsi con le posizioni dei “verdi”.
Premessa per la soluzione è una raccolta differenziata spinta perché, secondo l’IdV, obbiettivo primario è quello di “giungere alla riduzione della produzione stessa di rifiuti con un intervento a monte, nella fase di confezionamento delle merci, nonché sulla raccolta differenziata, con il conseguente riciclo dei materiali riutilizzabili, così come peraltro previsto nel decreto Ronchi”.
Per i rifiuti rimanenti la soluzione, secondo IdV Perugia, non può essere data dall’apertura di nuove discariche né tanto meno da impianti di termovalorizzazione: “Non pochi dubbi, infatti, provengono dal mondo scientifico riguardo alle conseguenze che possono derivare dall’utilizzo di tali strutture; per quanto controllati e per quanto all’avanguardia, gli impianti di incenerimento, che utilizzano cicli continui di combustione ad elevate temperature di lavoro (sopra i 700 gradi C), rilasciano comunque nano particelle e gas di scarico”.
Un’alternativa – si legge sempre nel documento – è invece rappresentata dai Dissociatori molecolari, esperienza già presente a livello nazionale ed europeo.
“Attraverso una lenta combustione e ad una temperatura di poco superiore ai 400 °C (che non produce fiamma in quanto il processo termico avviene con l’immissione controllata di pochissimo ossigeno) il rifiuto immesso, grazie una combinazione di processi chimico-fisici sviluppati dal calore (quali pirolisi, termolisi e gassificazione che convertono la carica di base carbonica) produce un gas denominato “SynGas” con caratteristiche di purezza molto vicine al gas naturale, il quale, opportunamente filtrato, veicolato ed utilizzato in un’altra cella, è in grado di far funzionare una turbina per la produzione di energia, ovvero per produrre acqua calda”.
Tale tecnologia non consente lo sviluppo di diossina e lascia come residuo solo ceneri inerti che, opportunamente calcificate possono essere riutilizzate perchè non contaminate da metalli fusi.
L’impatto ambientale risulta bassissimo: il dissociatore non produce fumi né cattivi odori.
“Un impianto che smaltisce 100 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), consente di avere una resa di energia elettrica media di ca. 4,9 Mw/ora (praticamente la stessa energia di un Termovalorizzatore di pari capacità di smaltimento).
Da tenere presente che, in funzione del materiale caricato, si ottiene una “resa” che oscilla tra il 65% e l’80% di energia caricata trasformata in gas”.
Il costo di un impianto come sopra ipotizzato (che può essere ospitato in un capannone di ca. 2.000/2500 mq), si aggira intorno ai 27 milioni di euro (circa la metà di un Termovalorizzatore), ed occupa circa 4 persone.
Il costo molto basso e la modularità dell’impianto consente di crearne diversi anche in provincia.
Al fine di evitare speculazioni di sorta, l’IdV propone anche che vi sia distinzione tra gestori: da una parte la raccolta differenziata, dall’altra la valorizzazione; in quest’ambito infine: “…per la delicatezza del servizio fornito alla collettività e per il rischio che, se non condotta con una forte impronta etica rivolta al bene generale, la fase finale del ciclo dei rifiuti possa dare vita a comportamenti in grave contrasto con gli obiettivi dichiarati, è essenziale una forte e qualificata presenza del soggetto pubblico nelle stessa gestione dell’impianto”.







