Se c’era ancora qualche dubbio della perfetta sintonia tra la confindustria e pezzi importanti del Parlamento nazionale e del fatto che aspettavano l’occasione giusta per colpire ancora una volta il sistema pensionistico e trarre vantaggio dalle risorse così “liberate”, le ultime ore hanno sciolto ogni dubbio.
Con un cinismo estremo, si è presa, come temevamo, la palla al balzo, quella costituita dalla sentenza della Corte di Giustizia europea per rovesciarne il significato.
La sentenza prevede infatti che alle dipendenti pubbliche non si può imporre di andare, come regola, in pensione di vecchiaia a 60 anni ma si deve consentire di lavorare, come gli uomini, fino a 65 anni.
Quello che per la sentenza è una facoltà da esercitare dalla dipendente, nel discorso dell’ex ministro Dini diventa un obbligo da imporre a tutte le donne.
È “decisiva” la parità tra uomo e donna nei requisiti di accesso alla pensione. Lo sostiene, in un’intervista a Il Sole 24 ore, il padre della principale riforma del sistema previdenziale, Lamberto Dini.
Secondo l’esponente del Pdl, l’allineamento dell’età “non solo è possibile, ma è necessario”, anche perchè «una volta introdotto un graduale passaggio alla parità dei requisiti di pensionamento per l’Inpdap, non vedo come possa rimanere la differenza di cinque anni per la vecchiaia nel settore privato”. Dini propone, come prima ipotesi operativa, “di passare da 60 a 65 anni in cinque anni”: “si ridurrebbe significativamente la spesa pensionistica e con quelle risorse si potrebbero eventualmente finanziare altri interventi equitativi del sistema previdenziale”. L’ex ministro ritiene che “la sentenza Ue – che impone un allineamento – e la crisi economica siano due ragioni necessarie e sufficienti perchè il governo alla fine si decida ad intervenire in tempi rapidi”.
Sembra il discorso in bella copia di quanto disse pochi giorni fa la Presidente di Confindustria: “. Le risorse per aumentare i fondi per gli ammortizzatori sociali vanno ricercate anche in una nuova riforma delle pensioni.”
E Dini è sceso in campo perchè’ la sentenze della Corte di Giustizia europea sull’innalzamento dell’eta’ pensionabile per le donne e’ del 13 novembre quindi la risposta dovra’ essere definita entro il 13 gennaio (il governo ha due mesi di tempo). Per questo sarebbe stato deciso di convocare una riunione dei ministri, da tenersi tra Natale e Capodanno, per trovare una linea comune tra le esigenze dei “maschi” e delle “femmine” presenti nella compagine governativa, con quest’ultime però non solo in insufficienza numerica.
- Redazione
- 24 Dicembre 2008








