Erano anni ormai che “Il Cantastorie” arrivava in quei piccoli paesi due o tre giorni prima di NATALE. Una tradizione quindi. All’imbrunire bussava alla porte delle case sparse nelle campagne piene di neve, e raccontava un fiaba. Una ogni anno e diversa s’intende. Tutti ad ascoltarlo nella grande cucina con il fuoco acceso. I bambini soprattutto,ma anche i grandi che almeno per una notte avrebbero sognato qualcosa di diverso.
Un anno raccontò questa fiaba.
Il “Folletto” creato dalla fantasia di quei luoghi, dotato di un’indole bizzarra e sorprendente, attraversò quel manto candido di nebbia e si fermò lassù in cima alla piccola strada, che sale fino all’estremità del colle.
Che cosa ci poteva essere sopra a quella coltre se non un cielo azzurro, gli alberi distesi a schiera, i prati ricoperti di rugiada, le tele di ragno argentate, il fruscio leggero del ruscello d’acqua chiara, gli schiocchi della frusta di corda del pastore che guida e dipana, in una sorta di ricamo, il gregge?
Arrivarono il quel posto anche cinque “bambole” di stoffa. Lasciarono solo per poche ore la loro dimora posta laggiù in una casa di quel piccolo borgo che a malapena riusciva a distinguersi, sommerso com’era da quella specie di coperta bianca.
Le “bambole” avevano sistemato le loro acconciature. La più grande portava una “veletta” di raso sulla testa, l’altra la più piccola, ordinò meglio il cappellino con i fiori blu, e le altre tre ancora più piccole misero a posto i vestiti color oro e celeste.
Fu il “Folletto” a farle vivere. Ebbero un cuore e un’anima. Stettero insieme per tutta la giornata. Volarono per un po’ di tempo con le farfalle dai colori variopinti.
Quattro delle cinque bambole tornarono a casa. Diventarono di nuovo oggetti inanimati su di una mensola, a fare ornamento.
Una di loro, che non aveva perso nel il cuore e né l’anima restò con il “Folletto” e se ne innamorò.
Ebbero ciascuno un nome, Carlo ed Angelica.
La vigilia di Natale,prima di notte, i “grilli”chiamarono a raccolta tutti i “folletti” e le “bambole” di stoffa di quei luoghi.
Le loro voci risuonarono sempre più forti lungo le insenature del fiume, sulle cime dei pendii, fra gli anfratti delle valli, tra gli alberi del bosco, lungo le vie strette dell’abitato. Mai le persone, che abitavano quelle poche case unite tra di loro quasi per sorreggersi, avevano udito quell’invito così particolare, che arrivava alle loro orecchie, trasportato dagli spiriti buoni della notte.
Poco prima delle undici di sera si ritrovarono tutti su una via del borgo a ridosso di una casa che aveva le luci accese. Arrivarono una moltitudine di “Folletti” che avevano contribuito non poco a diffondere l’invito. Per ultimo giunsero le persone. Sorridevano tutte. Ognuno dentro di se portò qualcosa di buono. Un gruppo di giovani intonò il ritornello di “Alba chiara”, una canzone di Vasco Rossi:
“Respiri piano per non far rumore,
ti addormenti di sera
e ti risvegli, col sole,
Sei chiara come l’alba
sei fresca come l’aria”
Arrivò Carlo. A vederlo poteva essere un Principe o una persona comune. Salì dalle scale poste al termine della strada principale del paese, e si unì ai “folletti”,alle “bambole”, e alle persone che lo aspettavano. Cantò una serenata,una specie di melodia vocale che si usa fare di sera all’aperto presso la casa dell’amata. La musica dell’orchestra invisibile lo accompagnava. Erano allo stesso tempo tutti increduli e stupiti. I suoni erano vicini e lontani,arcani e sottili,più forti e morbidi. Presero per mano le parole di Carlo:
“Io non so parlar d’amore
l’emozione non ha voce
e mi manca un po’ il respiro
se ci sei c’è troppa luce,
la mia anima si spande
come musica d’estate
poi la voglia sai mi prende
e si accende con i baci tuoi….” (1)
Carlo salì su di una scala con un mazzo di rose in mano fino alla finestra di Angelica. Lei
Apri ed apparve. Anche la luna bianca e le stelle si fermarono un attimo a guardare. Oh sì gli applausi, quanti e fragorosi!
Il Cantastorie usci da quella casa. Quella sera aveva con se una bambola che assomigliava ad una principessa con le ali.
Andò nel paese e chiese di spegnere per poche minuti tutti gli addobbi luminosi appesi lungo la via principale.
Si era avvolto attorno al corpo alcune luminarie che di solito servono per allestire l’albero di Natale.
Per mezzo di una piccola batteria che aveva con se accese le luci e camminò così fino a mezzanotte.
(1) Da una canzone di Adriano Celentano










