Il decreto del Ministro Brunetta li mandava in pensione a 60 anni, il Senato corregge e fissa i 70; ma restano gravi contraddizioni per gli altri dipendenti pubblici

Una delle più schizofreniche idee del ministro Brunetta è stata corretta dal Senato.
Purtroppo le buone notizie sono solo per i primari ospedalieri. I
l Senato ha infatti approvato un emendamento al Disegno di legge Brunetta che modifica la normativa sul pensionamento di questi dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale, “che potranno andare in pensione 70 anni, come i loro colleghi dei Policlinici universitari”.
La normativa pensata da Brunetta consentiva infatti alle aziende sanitarie di poter licenziare i primari ospedalieri, una volta raggiunti i 40 anni di contributi, a differenza dei docenti universitari, che potevano invece rimanere in servizio fino a 70 anni.
Ma la norma rimane in vigore, però, per tutti gli altri dipendenti pubblici ed è una palese contraddizione con l’idea del Ministro di aumentare il limite di età delle donne per poter andare in pensione.
Con la norma rimasta in vigore, infatti, verranno collocati a riposo d’ufficio coloro che avranno maturato 40 anni, ma non di servizio effettivo, bensì di anzianità contributiva: considerato il riscatto di vari periodi, quelli degli studi universitari in primo luogo, ci potrà essere gente che dovrà andarsene in pensione intorno ai 60 anni.
Anche qui si pone tra l’altro un problema di discriminazione perché molta anzianità contributiva, coi riscatti, è pagata integralmente dai dipendenti che si sono assunti sia gli oneri propri che quelli delle amministrazioni, ma ciò non li differenzia da quanti hanno avuto parte dei contributi pagati dal datore di lavoro.
Da oggi in poi quindi fuga dai riscatti e la “gobba” pensionistica del 2014, ammesso che non sia una delle solite panzane che regolarmente ci rifilano in Italia, si dovrebbe avvicinare.

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