L'operazione della Dia conferma la regione come uno dei nuovi crocevia della grande criminalità organizzata: a Terni sono stati messi i "sigilli" a magazzini, appartamenti e due complessi aziendali

L’ombra lunga della grande criminalità organizzata continua ad allungarsi sul cuore verde d’Italia. Ai già numerosi riscontri registrati negli ultimi mesi si aggiunge infatti la notizia di oggi che la Dia – Direzione investigativa antimafia ha sequestrato in Sicilia e in Umbria beni per un valore complessivo di due milioni e mezzo di euro.
Il provvedimento è stato eseguito nell’ambito delle indagini che riguardano l’individuazione e l’aggressione dei patrimoni mafiosi, attività commerciali e beni immobili, intestati a prestanomi e fiancheggiatori della cosca mafiosa palermitana del quartiere ”Resuttana”, con a capo le famiglie Madonia e Di Trapani, e a quella di Partinico, attualmente controllata dal boss latitante Domenico Raccuglia.

Per investire il denaro illecito in Umbria, Cosa nostra si sarebbe rivolta a persone esterne all’organizzazione, professionisti ed esperti di gestione finanziaria anche a scapito della segretezza, non essendoci legami di sangue o vincoli tradizionali come quelli tra clan.
Secondo gli investigatori, Salvatore Lo Cricchio, condannato per estorsione aggravata e continuata e ritenuto affiliato alla storica famiglia mafiosa dei Di Trapani, avrebbe affidato il denaro del clan a Paolo Faraone, palermitano trapiantato a Terni, che avrebbe investito i capitali nella provincia umbra, dove la Dia, in collaborazione con il comando locale dei carabinieri, ha sequestrato due magazzini, un box, una palazzina di sei appartamenti, un altro appartamento e due complessi aziendali.

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