“Dall’invecchiamento della popolazione umbra derivano nuovi bisogni e domande di servizi alle quali la politica deve dare risposta”. Riassume così l’assessore regionale alle politiche sociali, Damiano Stufara, il senso delle Linee Guida regionali per la pianificazione sociale del territorio nell’area anziani approvata dalla Giunta regionale.
Stufara – dopo aver evidenziato che “l’Umbria è una delle regioni maggiormente interessate dai mutamenti connessi all’avanzata età della popolazione con una quota della popolazione con più di 65 anni che è aumentata di 4 punti percentuali dal 1991 al 2003, passando dal 19 al 23%” – ha precisato: “l’invecchiamento costante nel tempo degli umbri è dovuto prevalentemente alla componente dei grandi anziani, ovvero dei soggetti con più di 75 anni. Le previsioni demografiche indicano un ulteriore aumento della quota di anziani sopra i 65 anni, nella misura del 24% nel 2010, con il 4% della popolazione totale sopra gli 85 anni”.
Il confronto tra i dati anagrafici riferiti agli Ambiti territoriali umbri evidenzia la maggior presenza di anziani nelle zone dell’orvietano, dello spoletino e del folignate.
Il documento approvato dalla Giunta regionale prevede una mappatura dei centri residenziali e semiresidenziali per gli anziani presenti sul territorio regionale: in Umbria le strutture presenti sono 48, mentre i posti disponibili sono 751 anche se solo l’1,46% delle strutture prevede posti per l’emergenza o l’accoglienza temporaneità.
I centri autorizzati al funzionamento sono 35, altri 7 non sono stati ancora autorizzati, altre 7 strutture invece, non hanno risposto al censimento regionale.
Gli anziani inseriti nelle strutture sono complessivamente 731, di questi l’84,5% è inserito in strutture residenziali (618), il 15,5% in strutture semiresidenziali.
In riferimento all’età il 60% della popolazione anziana ospitata è ultraottantenne, mentre il periodo di permanenza è prevalentemente distribuito su periodi brevi (inferiori all’anno) e su periodi medio – lunghi (dai due ai cinque anni). L’82,3% proviene dallo stesso Comune-Ambito ove è collocata la struttura.
Tra le finalità intermedie da perseguire nel triennio 2008/2010 c’è il consolidamento, lo sviluppo e la qualificazione delle strutture superando la dualità tra servizi domiciliari e servizi comunitari.
In quest’ambito assumeranno sempre più importanza le “Case di Quartiere” che si connotano come un servizio a carattere semi-residenziale flessibile, articolate nelle 24 ore, per le quali si prevede nell’arco di due anni, l’implementazione di almeno una struttura secondo un bacino demografico standard e comunque di almeno una struttura di servizio in ogni Ambito Territoriale.
La Regione punta anche sulle strutture innovative nell’area della domiciliarità come l’operatore di quartiere, la consegna a domicilio della spesa o dei pasti, le tariffe agevolate per l’accesso ai servizi compresi quelli a carattere culturale.
- Redazione
- 6 Gennaio 2009











