Si svolgerà venerdì alle 12.30 il nuovo sopralluogo dei difensori di Raffaele Sollecito e dei loro consulenti nell’abitazione di Perugia dove venne uccisa Meredith Kercher.
I legali stanno cercando di acquisire, anche con la collaborazione di due ex carabinieri del Ris, ulteriori elementi per provare che la notte del delitto qualcuno può essere entrato nell’abitazione da una delle finestre. Con loro personale della polizia e delle altre parti.
Gli accertamenti riguarderanno in particolare una finestra trovata con il vetro rotto dopo la scoperta del cadavere.
Da qui secondo la difesa potrebbe essere entrato quell’individuo che Rudy Guede definì come un giovane italiano “poco più basso di me con i capelli castano scuri” che stava aggredendo Meredith e con il quale il giovane ivoriano, uscito dal bagno, spaventato da alcune urla, si era imbattuto.
L’eventuale dimostrazione che qualcuno sarebbe potuto entrare dalla finestra, che non è sicuramente la dimostrazione che qualcuno è effettivamente entrato nella casa da tale strada, avvalorerebbe le tesi di Guede ed indirettamente sarebbe di vantaggio per Sollecito ed Amanda, anche se su quest’ultimi due pesano i comportamenti nelle prime ore dopo il delitto.
Quanto al fatto seguita a rimanere strano comprendere che un ladro possa essersi impegnato nella scalata dell’abitazione, ad un’ora non tarda (intorno alle 22), le cui finestre erano con tutta probabilità illuminate ed in cui c’erano almeno due persone.
Quanto ai due sotto processo, Sollecito prima sostenne le dichiarazioni di Amanda di aver trascorso insieme tutta la sera e notte del delitto, poi dichiarò che la fidanzata si presentò intorno all’una di notte.
L’americana poi sostenne di essere stata nella casa mentre si consumava il delitto, per il quale accusò ingiustamente Lumumba Diya, detto Patrick.










