Mentre il Parlamento sta tornando indietro sulle decisioni del MInistro Brunetta, in tema di pensione obbligatoria anticipata, il direttore della unità sanitaria sfrutta precipitosamente la norma prima che gli sfugga dalle mani

Una clamorosa novità è arrivata negli ospedali della Usl 2 e sono molti quelli che stanno letteralmente cadendo dal letto, dove si rivoltano non capacitandosi della situazione.
Ed in effetti la contraddizione della politica è palese, ma forse ancor più palese è quella dei vertici della Unità sanitaria, sempre se si ragiona in termini di interesse collettivo
“È stato un errore modificare la riforma che si poneva l’obiettivo di innalzare l’età pensionabile. Un errore costoso perchè gli oneri sono stati di 10 miliardi. Risorse che ora sarebbero tornate utili per gli ammortizzatori sociali “.
Lo ha detto pochi giorni fa il titolare del Lavoro, della Sanità e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, nel corso della trasmissione Radio City, il quale ha anche ricordato che bisognerà innalzare l’età di pensionamento delle donne.
In pratica, si impreca perché in Italia si va in pensione troppo presto, si prefigurano sfaceli per il sistema pensionistico.
Sfaceli che temeva anche l’INPDAP, l’istituto che eroga le pensioni ai dipendenti pubblici, dopo l’emanazione del “decreto Brunetta”,  timori che, al momento della presentazione del bilancio preventivo 2009 sono in gran parte rientrati nel convincimento che le “tentazioni” di Brunetta non attiravano le amministrazioni pubbliche locali e che già un ramo del Parlamento si era espresso per cambiare una normativa che Brunetta aveva forse poco meditato e comunque nascosta sotto il polverone dei “fannulloni”.
Ma come sempre quando gli apprendisti stregoni creano delle misture, c’è qualcuno che intende utilizzarle e così: in barba a Sacconi, alle “gobbe” pensionistiche che ci hanno assillato per anni, ai conti in rosso dell’Inpad ed ai ripensamenti politici in corso, il direttore generale della Usl2 si è mosso con inusitata velocità per sfruttare la normativa Brunetta finchè essa è in vita, per fare un taglio di teste tra il personale sanitario disponendo il collocamento in pensione di sessantenni ancor pieni di vigore al raggiungimento di 40 anni di anzianità contributiva, che è cosa diversa dell’anzianità lavorativa o dall’età anagrafica di 65 anni.
Si badi bene, in molti casi, per tutto il personale laureato, i quarant’anni di contributi sono risultati pagati anche dalle amministrazioni solo per circa tre quarti.
Il periodo dei corsi universitari di laurea e specializzazione se li sono pagati di tasca propria integralmente i dipendenti.
Ma ciò non ha importato nulla e così molti si troveranno ad aver pagato per essere cacciati via anche quando vorrebbero restare.
Nella realtà del comprensorio Todi- Marsciano praticamente tutti i laureati sessantenni potrebbero presto trovarsi a far le valigie, un ricambio generazionale anticipato che somiglia troppo ad uno “svuotamento” della sanità comprensoriale, così repentino, globale e basato su criteri del tutto lontani dal “merito”, da causare uno shock .
Ed in effetti tra le prime vittime della “decimazione” del direttore della Usl Legato, iniziata quando le notizie dai palazzi romani hanno incominciato a dare per certa l’abolizione di quella norma del decreto Brunetta che consente alla unità sanitaria di “risparmiare”, addossando le spese all’Inpdap, ci sarebbero i responsabili di due importanti servizi ospedalieri comprensoriali che non avranno il piacere di “trasferirsi” al polo unico ospedaliero di Pantalla.
E così da giugno, in barba alla assicurazioni più volte date, ma che ovviamente non legano, nella sanità del compensorio ci saranno due professionisti medici di non poco peso e storia in meno.


 

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