I lavoratori scoperti senza contratto sulle impalcature dei cantieri edili della provincia di Roma, per la stragande maggioranza sono italiani

A meno che Roma non sia un’eccezione nel panorama del lavoro in Italia o che i lavoratori italiani non siano molto più “tonti” ( perché si fanno scoprire con facilità) di quelli stranieri occupati nei cantieri, la fama di quest’ultimi di essere i campioni del lavoro in “nero”è del tutto immeritata.
Quasi l’80% degli addetti-fantasma impiegati come manovalanza nei cantieri di Roma e provincia
(e identificati nei blitz contro i ‘mercanti di braccia’) è italiano.
Non sono né gli immigrati dell’Est come i polacchi e i rumeni (cittadini comunitari a tutti gli effetti) né i clandestini come moldavi o africani in testa alla classifica dei senza-diritti, stilata sul dossier 2008 sul lavoro nero dal Comando provinciale della guardia di finanza.
Gli accertamenti disposti nel 2008 dal generale Andrea Di Gennaro, comandante provinciale delle fiamme gialle, e conclusi con la scoperta di 1.020 addetti in nero (contro i 663 del 2007: +53%) dicono esattamente che la quota di italiani, è pari al 76%.
Si tratta di 781 operai o artigiani romani, dell’hinterland, dell’area pontina (ma non mancano i pendolari dalla Campania e da altre regioni meridionali) sorpresi sulle impalcature senza uno straccio di contratto, contro i 95 rumeni scoperti nello stesso periodo. Seguono, nella classifica per nazionalità, polacchi (45), bulgari (13), albanesi e egiziani (12).

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