Il 2009 si presenta anche in Umbria come l’anno dello ”scontro finale” tra il centro sinistra e la sinistra.
Il campo di battaglia è stato tracciato: i costi della politica: trenta o trentasei consiglieri regionali; indennità tagliate al 50% o no.
Ma la posta in gioco è l’esclusiva della rappresentanza dell’area di “governo” (almeno sperato) regionale.
In base allo statuto regionale la prossima legislatura dovrebbe vedere trentasei consiglieri, in luogo dei trenta che ci sono adesso.
Con trentasei posti i quozienti elettorali si abbassano e di conseguenza si amplia teoricamente la possibilità della presenza di più formazioni politiche nel Consiglio Regionale.
Con trenta, viceversa, si viene a creare una sorta di sbarramento, che spaventa le formazioni minori e quelle che temono di diventarlo se dovesse continuare il trend delle recenti elezioni politiche.
In particolare, è il Partito della Rifondazione Comunista che teme di essere l’agnello sacrificale e che cerca di spostare il discorso direttamente su quello che viene dichiarato da tutti come l’obiettivo, cioè “i costi della politica”, proponendo un dimezzamento delle indennità spettanti ai consiglieri, pur di salvaguardare la sua presenza in Consiglio.
Per PRC occorre, oltre una riduzione del 50 per cento delle indennità dei consiglieri e degli assessori regionali”, “intervenire ancora più a fondo sugli sprechi e sulle spese di consulenza e le indennità dei nominati negli enti di secondo livello”e “prevedere un numero massimo di sette assessori e stabilire che solo tre di essi possano essere esterni. In questo modo si risparmierebbero almeno due milioni di euro l’anno”.
Per il segretario regionale della formazione della sinistra, la proposta del PD “di fatto avrà come risultato quello di porre uno sbarramento del 6 per cento per entrare in consiglio regionale, instaurando un sistema bipartitico “.
Ma il PD tira avanti per la sua strada, sperando che il discorso del “voto utile” possa continuare a far presa sull’elettorato di rifondazione e di essere numericamente autosufficente.
La decisione del partito di maggioranza è stata formalizzata con una proposta di legge che ha nei trenta consiglieri regionali e un massimo di otto assessori regionali i punti centrali.
Le indicazioni contenute nel nuovo testo di legge sono definite dal capogruppo del Pd, Gianluca Rossi, “una scelta saggia che vuole concretamente andare verso una razionalizzazione delle istituzioni, in linea con altre riforme approvate dal Consiglio regionale, e tesa a rafforzare il ruolo svolto dai consiglieri in una dimensione sempre più regionale del proprio mandato”.
Secondo Rossi si tratta di “un provvedimento fondamentale per salvaguardare, ed accrescere, la credibilità e la vicinanza delle istituzioni umbre ai cittadini”.
Bisognerà, col tempo, capire quale sia il vero umore dei cittadini, che potrebbero anche essere affascinati dalla contemporanea applicazione delle idee espresse dai due contendenti.










