Intervento di "non appassionato di 'lotta' ma persona liberale" sull'annullamento dello spettacolo previsto al teatro comunale
teatrotodi1

Caro Minto, è noto che al mondo vi siano degli imbecilli, ma come ci sono a Perugia è difficile trovarne.” Con queste parole ha inizio una lettera, pubblicata di recente, spedita dall’archeologo perugino Umberto Calzoni al collega Minto nell’anno 1928. Le scoperte di Calzoni in campo preistorico hanno segnato la storia di questa materia, le sue mani sapevano maneggiare sia i libri che il piccone, insomma, Calzoni era un uomo di cultura con la C maiuscola.
Questo mio incipit non è una divagazione fine a se stessa, ma soltanto il richiamo ad una delle poche persone che ha avuto il coraggio di mettere per scritto, anche se in una lettera privata, quanto sia chiuso, cieco e presuntuoso il popolo umbro.
Ho da poco preso lettura di un volantino stampato dal Comitato Organizzatore di Carnevalandia 2009 dal quale apprendo che il programma di manifestazioni di questo carnevale è stato annullato. Sembra, infatti, che l’Amministrazione, dopo aver concesso l’utilizzo del teatro comunale per ospitare lo spettacolo di wrestling previsto per il 1° Febbraio, abbia revocato all’ultimo momento il permesso in seguito al sollevamento di alcune voci contrarie e alla promessa di un non meglio precisato consigliere comunale che si sarebbe incatenato alle porte de teatro per impedire quello che ai suoi occhi sembrava una sorta di sacrilegio. A questo si è aggiunto chi ha chiamato a raccolta la cittadinanza per impedire l’empio spettacolo.

Negli ultimi giorni, quando lo spettacolo non era stato ancora annullato, ho avuto modo di parlare dell’argomento con alcune persone, tra le più colte e liberali di questa città, e di alcune altre ho letto l’opinione su facebbok riscontrando, con mio grande stupore un’unanimità di pareri contrari.
Onestamente non vedo proprio nulla di male nell’ospitare uno spettacolo in un teatro.

Perché il wrestling è un tipo di spettacolo (e non uno sport come sosteneva chi voleva spostare l’evento al palazzetto) e il teatro è un edificio dove si fanno e si guardano spettacoli (teaomai = guardare)… tutti i tipi di spettacoli: dalla gara di rutti all’opera lirica (in entrambi i casi non sempre si capiscono le parole).
Le persone guardano cosa c’è in programma e scelgono o meno di diventare spettatori. Se il programma del giorno non li soddisfa vanno il giorno dopo, oppure si danno da fare loro stessi per portare in città quello che apprezzano. Nessuno obbliga le persone ad assistere agli spettacoli a cui non vogliono assistere (anche se quando frequentavo il liceo… ma questa è un’altra storia).
Uno spettacolo considerato “trucido” non contamina il teatro con un miasma indelebile (tanto per continuare ad utilizzare termini della religiosità greca), e questo perché il teatro al giorno d’oggi non è sacro, almeno non lo è più di un cinema o di una sala conferenze. Sono solo strutture funzionali ad un utilizzo, punto.
È mia opinione che persone che si definiscono laiche non possano considerare il teatro come un tempio. Questi soggetti, nel loro voler far parte di una sorta di gerarchia ecclesiastica che si è scelta come dio Giuseppe Verdi, mi richiamano alla mente il “qualcuno” che in una famosa canzone di Giorgio Gaber “era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un’altra chiesa”.

Nutro un profondo rispetto per chi frequenta un gruppo teatrale, lo considero un modo intelligente per divertirsi in compagnia e sfuggire alla noia di una città morta, ma non riesco proprio a capire le persone presuntuose che delimitano la cultura tra Via Mazzini, Via San Benedetto, Corso Cavour e Via Giuseppe Cocchi. Non sopporto coloro che considerano il frequentare il luogo “teatro” uno status sociale, illudendosi di vivere ancora in una società classista come quella dei secoli XVIII e XIX che ha prodotto gli spettacoli che tali individui apprezzano.
Queste persone dimostrano nemmeno di conoscere lo spirito del teatro che, a loro dire, hanno ben vivo dentro di se. Dimostrano di non aver mai saputo, e se lo hanno saputo di esserne ormai dimentichi, cosa rappresentava Dioniso e le sue feste per gli antichi greci, cosa le feste Saturnali dell’antica Roma o quella medioevale e moderna del Carnevale.
A questi voglio rispondere che ieri Todi è diventata Tebe e che loro, novelli Cadmo, hanno messo tra le sbarre lo straniero ignorando che sotto la maschera di Rey Misterio si celasse in realtà Dioniso (spero che qualcuno abbia almeno la minima idea di quello che sto dicendo).
Il Wrestling con la sua finta violenza (perchè di questo si tratta, proprio come nei film di Bud Spencer e Terence Hill! La gente si fa molto più male nella boxe che nel wrestling!) ha la stessa funzione catartica della tragedia: consente l’esteriorizzazione delle passioni violente, cioè la liberazione dello spettatore che, vedendo rappresentata la bestialità sul palco la allontana da sé.
Quello che si è fatto ieri può essere definito in un solo modo: “veto”, “censura”, in tutto e per tutto identica alla censura che ha colpito i testi delle canzoni di De Andrè, in tutto e per tutto uguale alla censura che ha bloccato la proiezione del film “Il codice Da Vinci” nel cinema della nostra città!
Censura e cultura non vanno mai d’accordo!
Cari miei signori, la vostra “cultura” non ha nulla a che fare con quella di Umberto Calzoni, la vostra è una “cultura” con la Q maiuscola!

condividi su: