Una recente sentenza della Corte di Cassazione investe il mondo della scuola e potrebbe, se il principio stabilito varrà per tutti, mettere il bavaglio non solo alle escandescenze di taluni Presidi ma anche di taluni insegnanti.
Secondo la Suprema Corta, il preside non può rimproverare il professore, mettendolo alla berlina davanti alla classe.
Il preside 62enne di una scuola di Massa, entrando in una classe e vedendo “la particolare vivacità e l’elevata indisciplina” della scolaresca, si era rivolto al docente dicendogli “lei è un incapace, lei è un incompetente”. Ne era seguita la denuncia dell’insegnante che si era sentito offeso nell’onore e nel decoro e che alla fine ha avuto ragione.
La quinta sezione penale (sentenza 2927) ha, infatti, dichiarato che “le espressioni rivolte dall’imputato alla persona offesa non riguardavano critiche legittime avanzate dal superiore gerarchico a uno specifico operato del dipendente, bensì la sfera personale di quest’ultimo di cui ledevano l’onore e il decoro, mettendone in dubbio la capacità e competenza di fronte a un’intera classe di alunni, nel mentre una legittima critica, con espressioni non offensive in se, poteva essere espressa nelle sedi a ciò deputate come nel corso di un consiglio di classe”.
Detto questo, piazza Cavour rimarca ancora che “in tema di ingiuria, affinchè una doverosa critica da parte di un soggetto in posizione di superiorità gerarchica ad un errato o colpevole comportamento di un suo subordinato non sconfini nell’insulto a quest’ultimo, occorre che le espressioni usate individuino gli aspetti censurabili del comportamento stesso, chiariscano i connotati dell’errore, sottolineino l’eventuale trasgressione realizzata”.
Ma questa critica, avvertono gli ‘ermellini’ non devono mai avvenire davanti alla scolaresca.








