Roberto Spaccino sta rispondendo davanti alla Corte d’Assise di Perugia.
Ed afferma che su di lui sono state dette “tante menzogne. Se sono qui oggi è per dire la verità”, sulla morte della moglie Barbara Cicioni, per cui è accusato di omicidio.
L’uomo, che si è sempre proclamato estraneo al delitto, sta rispondendo in particolare sulla giornata precedente alla notte dell’omicidio avvenuto a Compignano. In aula c’è anche la madre della vittima ed i genitori e uno dei fratelli dell’uomo.
Spaccino sembra non rendersi conto bene di quanto avvenuto: parla quasi sempre al presente: (“mia moglie tiene la tv bassa” o “i bambini dormono su un letto a castello”.
L’uomo ha manifestato commozione quando le domande del pm si sono concentrate sulle ore cruciali della notte tra il 24 e il 25 maggio del 2007, quella del delitto.
Ha ammesso solamente “due schiaffetti, talmente leggeri che però non potevano averle fatto male”, ma Roberto Spaccino ha assicurato che quando uscì di casa la donna era ancora viva, “dormiva e la sentii russare”.
L’uomo ha spiegato che la lite con la moglie avvenne verso le 23.15 del 24 maggio nella loro camera da letto.
La Cicioni – secondo la sua versione – gli aveva detto che il giorno dopo non avrebbe potuto nè andare al lavoro nè occuparsi dei bambini per i problemi alle gambe legati alla gravidanza. L’uomo aveva quindi replicanto che sarebbe allora uscito per recarsi nella loro lavanderia a compiere alcune operazioni sui macchinari. “Lei però – ha sostenuto Spaccino – era arrabbiata perchè non voleva uscissi a quell’ora. Diceva che ho le donne, le amanti. Strillava e le dissi di non farsi sentire dai nostri due figli che dormivano. Da sola si mise sul volto un cuscino sul quale diedi due schiaffetti per farla smettere”.
Quando la Cicioni tentò una reazione, secondo la ricostruzione dell’imputato. “Mi fece male a un dito e così le diedi un “vaffà” e una spinta sul petto, poi me andai a vedere la tv in salotto. Dopo una mezz’ora sono uscito per andare a Marsciano”.
Spaccino ha dichiarato che la persiana della porta-finestra (da cui, secondo lui, entrò l’omicida) della cucina l’aveva lasciata socchiusa: “non l’ho chiusa e quella è stata la mia rovina”.
Quando tornò nella villetta di Compignano di Marsciano, verso mezzanotte e 40… “La chiamavo, Barbara… Barbara… ma lei non rispondeva”. “La porta-finestra era aperta – ha detto – e intravidi dentro della luce. Ho pensato che Barbara si fosse alzata anche se mi sembrava strano visto l’orario”.
Spaccino avrebbe trovato in disordine l’abitazione… “ho pensato al peggio – ha aggiunto – e sono andato subito in camera nostra. Barbara era a terra, a pancia sotto e con la testa rivolta verso l’armadio. Mi sono avvicinato provando a chiamarla ma lei non rispondeva. Ho provato a spostarle i capelli e a muoverla. La chiamavo ma lei non rispondeva. A quel punto ho avuto paura anche per i nostri due bambini perchè temevo che i ladri fossero ancora in casa. Sono andato in camera loro ma dormivano”.
Spaccino ha dato la sua versione anche sul perchè non si fosse recato nemmeno nei giorni successivi alla morte della moglie in garage a controllare se era stato rubato qualcosa: “non mi importava perchè mi avevano già rovinato la vita”.










