La sanità dell’Umbria si muove, ma la “faccenda” non sembra interessare più di tanto le amministrazioni della Media Valle del Tevere, di cui le cronache non registrano interventi nella prima seduta di partecipazione organizzata dalla Commissione affari sociali del Consiglio regionale che, a Palazzo Cesaroni, ha incontrato organizzazioni di categoria, enti ed associazioni per raccogliere elementi di riflessione e proposte sul Piano sanitario regionale 2009-2011, varato dalla Giunta regionale a metà dicembre.
Molte voci si sono levate per chiedere di dirottare più risorse dagli ospedali alla assistenza sociale per affrontare il problema anziani; di razionalizzare ulteriormente la spesa sanitaria; di evitare che la nuova Azienda, nata per gli acquisti centralizzati, si trasformi nella quinta Usl dell’Umbria.
Altri hanno, indirettamente, posto sotto accusa le aziende ospedaliere, mettendo in guardia sul calo progressivo degli utenti che da fuori regione si rivolgono alla sanità umbra.
Le accuse si muovono su due binari. La mancanza di attrattiva fuori zona dell’ospedale del capoluogo di regione, dove il ruolo della Università di Perugia appare eccessivo, soprattutto in termini di spesa, rispetto a quello dei medici ospedalieri.
Una sanità ospedaliera perugina, inoltre, che dovrebbe essere di alto e, al “massimo”, di medio livello e che, invece, per sopravvivere deve far la concorrenza agli ospedali degli altri distretti, sia in termini quantitativi che in quelli tariffari, più alti, per sostenere la pletora di servizi spesso poco frequentati.
Inducendo così un costo sociale elevato, non compensato neppure dalle mitiche “economie di scala” rese impossibili da una disorganizzazione storica, salvo poche eccezioni, nel presidio misto Azienda Ospedaliera-Università.
Nessun intervento dalla “periferia” perugina, se non quello del Sindaco di Assisi che sembra l’unico interessato a contrastare la “Perugia abbuffona”.
Il sindaco Claudio Ricci ha difeso infatti da ogni ipotesi di depotenziamento l’Ospedale di Assisi: “Oggi serve un bacino di utenza di 70 mila residenti e fa fronte alle esigenze di sei milioni di turisti. Per questo è necessario nominare subito i primari vacanti, a cominciare da quello fondamentale per la città di ostetricia e ginecologia che manca da due anni. Siamo preoccupati per un atto appena comunicato con il quale si ridimensionerebbe il servizio di Pronto Soccorso, il secondo in Umbria con 23 mila interventi”.
Degli altri Sindaci nessuna traccia, si spera che stiano affilando le armi in occasione del prossimo incontro, ma ci sarebbe da dubitare dell’interesse, se fosse vero che anche nell’ultima conferenza dei servizi per discutere del polo ospedaliero unico di Pantalla di Todi ci sarebbero state le solite assenze “importanti”.
Ben altro il comportamento e la sensibilità del Consiglio Comunale di Terni, che ha approvato un documento nel quale si esaminano i problemi attinenti la sanità nel territorio, suggerendo le linee strategiche e indicando soluzioni da adottare nell’interesse dei cittadini.










