Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per produrre le controdeduzioni difensive tese ad evitare il rinvio a giudizio

La Procura della Repubblica di Perugia ha chiuso l’inchiesta sui presunti appalti pilotati nell’affidamento di lavori pubblici, per lo più di natura stradale, da parte della Provincia di Perugia.
A conclusione dell’indagine, il PM Manuela Comodi ha firmato 52 avvisi, 5 dei quali riguardano società collegate ad alcuni degli indagati.
Tra i reati contestati quello di associazione a delinquere, corruzione aggravata, turbativa d’asta aggravata, concussione, abuso d’ufficio, truffa aggravata e falso ideologico.
Dall’avviso di conclusione delle indagini, atto che prelude la richiesta di rinvio a giudizio, gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per fornire la loro versione difensiva al magistrato, produrre documenti e chiedere il compimento di ulteriori atti di indagine. Il PM deciderà a quel punto se chiedere o meno il rinvio a giudizio.
Appaltopoli” aveva preso avvio da una lettera anonima nella quale si segnalavano i meccanismi usati per pilotare l’assegnazione dei lavori pubblici.
Dopo una serie di riscontri eseguiti dalla squadra mobile, la procura aveva disposto approfondimenti investigativi ricorrendo anche alle intercettazioni telefoniche.
Secondo l’accusa ad operare sarebbe stato una sorta di “comitato di affari” del quale facevano parte alcuni costruttori e funzionari pubblici che avrebbero aggiustato le gare di appalto, relative in particolare alla realizzazione e manutenzione di strade.

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