L''assessore regionale alla sanità, che sarà a Todi il 20 febbraio, dovrà chiarire i criteri alla base della scelta di escludere la media valle del Tevere da un sistema ospedaliero per malati acuti
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In una recentissima intervista, l’assessore regionale alla sanità dell’Umbria, il cui arrivo a Todi è previsto per il 20 di febbraio, ha già anticipato quale sarà il futuro dell’Ospedale comprensoriale della media valle del Tevere (Deruta-Marsciano-Todi).
Ha detto l’assessore Rosi: “Gli interventi chirurgici potranno essere fatti a Perugia,Terni, Spoleto, Foligno, poi a Spoleto (sic!), Orvieto, Gubbio.  Negli altri ospedali le chirurgie dovranno assolvere ad un compito molto più ridotto”.
Come se poi validi o appena passabili professionisti chirurghi se la sentissero di impegnarsi in (non) attività di quel genere o senza prospettive di carriera, come recentemente avvenuto per la chirurgia ricostruttiva.

A parte l’infortunio dell’assessore o del cronista che ha omesso l’Ospedale dell’alta valle del Tevere (Città di Castello), patria del politico in questione, l’affermazione spiega abbondantemente le decisioni già assunte dalla Usl 2 a danno del sistema ospedaliero del comprensorio della mvT.
Sempre lo stesso assessore aveva premesso: “Dovremo fare una ristrutturazione più forte del sistema ospedaliero in rete”.
Ciò che non ha detto, Rosi, se non con l’elencazione di cui sopra da cui si ricavano i nomi mancanti, quali siano i criteri oggettivi in base a cui questa riorganizzazione (in pratica eliminazione delle attività chirurgiche) sarà fatta, perché se dovessimo andare coi dati di attività attuale qualche nome di quegli ospedali indicati, magari due volte, come quelli che continueranno ad operare, mostra un volume di attività inferiore a quella registrata nella media valle del Tevere.

Per colmare questa lacuna andiamo coi dati. Nel 2007 queste sono state le degenze ordinarie e di day surgery (il ricovero di un giorno) nel sistema ospedaliero della Usl 2: Assisano 1.545, Trasimeno-Pievese 2.073;  m.v.T. 2.653.
Questo dato già dovrebbe indicare una graduatoria negli interventi di riorganizzazione, tenendo anche presente che laddove il sistema ospedaliero è o sarà a breve concentrato in una unica sede (Assisi e Pantalla) le supposte economie di scala sono più forti.
Ma c’è di più. L’ospedale di Pantalla si colloca quasi a metà strada tra le strutture ospedaliere di Perugia e Terni (tra i 40 e 50km effettivi) e comunque ad una distanza, per esempio, molto superiore a quella che divide Foligno da Spoleto. E proprio in quest’ultimo ospedale l’attività chirurgica ha visto un numero di ricoverati nettamente inferiore a quella del sistema ospedaliero unitario media valle del Tevere (1.677 contro 2.653).

Non è dunque il bacino di utenza reale il criterio con cui si decide la riorganizzazione
. La risposta alla domanda che viene spontanea: a chi dà fastidio un ospedale “vero” a Pantalla, dovrà darla l’assessore, se qualcuno dei presenti alla riunione del 20, avrà l’ardire di interrogarlo.
La riunione però rischia già di partire male se sarà solo di tuderti, con le assenze delle altre municipalità del comprensorio o con la concentrazione dei discorsi sull’attuale ospedale del centro di Todi .
Quest’ultima questione è importante, ma non riguarda l’assessore regionale .
Cosa fare e di cosa volere, indipendentemente di chi sia la proprietà formale, sia fatto della vecchia struttura che, oltre che essere luogo di cura, risultato dalla storica concentrazione di ben 23 diversi “ospedali” cittadini, è soprattutto una gran parte della economia del centro storico di Todi.

Una cosa tutti dovrebbero ricordare: il sistema sanitario della intera “periferia”perugina risulta enormemente penalizzato dal fatto che, prima cosa, la Usl 2 è finanziata con una quota capitaria inferiore a quella delle altre Usl della regione Umbria e poi, un gran fetta di questo finanziamento, se ne va per pagare, con tariffe maggiorate, i ricoveri dei cittadini perugini anche per banali necessità nel mega ospedale di San Sisto.
Ed i cittadini di Perugia sono la metà di tutti quelli residenti nel territorio della Usl 2, ma hanno tutti i vantaggi, in tutti i campi, anche se poi si lamentano del sovraffollamento delle loro strade ecc.
Ma c’è di più, la questione, come la storia delle ciliegie (una tira l’altra) potrebbe presto coinvolgere anche il punto nascita, che per sua natura necessita (a parte l’aspetto chirurgico-ginecologico che potrebbe risultare già compromesso nella prima fase) della presenza di una equipe anestesiologica.
Una equipe che, in mancanza di altra attività chirurgica da supportare, potrebbe presto risultare sotto-utilizzata e quindi pronta ad un ulteriore colpo di scure in aggiunta.

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