Le Usl dell’Umbria conoscono e applicano poco le norme che semplificano la vita dei cittadini invalidi e che eviterebbero, a persone con disabilità gravi e croniche, inutili revisioni per una patologia che non puo’ migliorare.
Nella lista dei cattivi sono finite le Unità sanitarie di Città di Castello-Gubbio, Foligno-Spoleto e Perugia, con la sola Usl del ternano-orvietano nella lista dei buoni.
E questa, col 75% delle Usl dell’Umbria che dovrebbero scontare penitenza, è una situazione migliore di quella nazionale.
Il 90% degli uffici invalidi delle Asl italiane non applica, infatti, la legge 80 del 2006. E così i cittadini vengono richiamati, anche quando non è necessario, a visita annuale e fino al completamento delle pratiche vedono sospesa ogni forma di sostegno economico e sociale.
E’ la denuncia, basata su un’indagine ad hoc, di Cittadinanzattiva e dall’Associazione nazionale infezioni osteoarticolari (Anio) onlus, che insieme ad altre 18 associazioni hanno lanciato oggi una campagna di mobilitazione e informazione, anche attraverso Internet all’indirizzo www.legge80.cittadinanzattiva.it oppure www.anio.it., che a tutt’oggi non ha avuto alcuna smentita
“La legge 80 del 2006, varata grazie anche a una massiccia campagna di mobilitazione di numerose organizzazioni civiche, prevede – ricordano in una nota le associazioni – che tutte le persone affette da patologie o menomazioni destinate ad aggravarsi o stabilizzate, e indicate in un apposito elenco, non dovessero piu’ essere sottoposte alla ‘chiamata periodica’ da parte delle Commissioni Invalidita’ delle Asl per vedere accertato il proprio stato di salute”.
Una procedura “d’ufficio” che però è ignorata in quasi tutte le Regioni italiane. Un’indagine, condotta dall’Anio, conferma, infatti, i dati del Rapporto Pit Salute: su oltre 180 Uffici invalidi delle Asl di 20 tra Regioni e Province autonome, solo il 45% ha conoscenza del decreto, il 10% lo attua ed ad avere chiari i contenuti e le norme di applicazione e’ solo il 15%. La legge resta inapplicata, dunque, nel 90% dei casi.
Una disfunzione che pesa anche sulle casse dello Stato, oltre all’evidente danno economico e sociale per i cittadini.
Si tratta, infatti, “di una inutile voce di spesa per sostenere i costi delle Commissioni invalidi (con relativi ‘gettoni’ di presenza per i componenti) e l’attivazione di procedure burocratiche inutili, con relativi costi in termini di persone impiegate”, spiega la nota.
Dai siti delle associazioni i cittadini potranno scaricare i moduli necessari a “mettere in mora” le singole Asl per la corretta applicazione di quanto previsto dalla legge, mentre le organizzazioni coinvolte si faranno promotrici di azioni legali sul territorio.
Anche l’Inps, ricorda la nota, si è attivato, con due distinte comunicazioni nel corso del tempo, per evitare che le Asl chiamassero inutilmente a visita i pazienti. “Quello che ci fa più specie – hanno dichiarato Teresa Petrangolini e Girolamo Calsabianca, rispettivamente segretario generale di Cittadinanzattiva e presidente di Anio onlus – è il vedere come da una parte si chiede ai cittadini di rinunciare a prestazioni fondamentali per ripianare i conti dello Stato, ma dall’altra si continua a sprecare soldi proprio sulla pelle delle persone”.











