Motivazioni legali, etiche ed educative portate a giustificazione del suo comportamento di fronte alla Commissione di disciplina

Il professor ternano protagonista della controversia legata alla sua decisione di togliere il crocifisso dall’aula durante le lezioni di italiano e storia all’istituto professionale per il commercio Alessandro Casagrande di Terni, è comparso ieri pomeriggio davanti al Consiglio di disciplina del Consiglio nazionale pubblica istruzione (Cnpi), a Roma.
Nella sua difesa l’insegnante ha in primo luogo sostenuto che “non esiste alcuna norma che imponga la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole superiori”. “Le norme che lo prevedevano per gli altri istituti risalgono al 1924 e al 1928 – ha detto il professore – e sono state eliminate, o stanno per esserlo, in base alla semplificazione legislativa introdotta dal ministro Calderoli”.
Erano stati gli studenti, riuniti in assemblea, a chiedere di lasciare al suo posto l’immagine religiosa, rivolgendosi al preside.
Ne è nata una controversia nell’ambito della quale l‘Ufficio scolastico provinciale ha chiesto l’adozione di un provvedimento disciplinare (che sarà eventualmente adottato sulla base del parere del Cnpi) nei confronti dell’insegnante per gli effetti del suo gesto sugli alunni.
Il professore ha rivendicato la correttezza del proprio operato da un punto di vista normativo ed etico assistito da un rappresentante del sindacato Cobas.
Secondo il docente, poi, da un punto di vista etico “far decidere agli studenti a maggioranza sui simboli da tenere il classe non è un obiettivo della didattica”. “Il rischio – ha aggiunto – sarebbe infatti quello di creare una guerra civile tra ragazzi di religioni o culture diverse. Le differenze devono essere motivo di inclusione e non di esclusione”.
L’insegnante ha infine annunciato che si accinge a presentare al tribunale di Terni un ricorso “per discriminazione nei luoghi di lavoro con l’obiettivo di chiarire una volta per sempre la presenza del crocifisso nei luoghi di lavoro”.

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