A Perugia, al “Santa Maria della Misericordia”, che ora sembra – dalla scritta che campeggia sulla facciata – ribattezzato come “Ospedale di Perugia”, ci sarà “Cardiologia aperta”, domani, dalle 15 alle 18. A Foligno e Trevi sono in corso, fino a domani, iniziative divulgative: tutte le mattine all’ospedale di Foligno, tutti i pomeriggi al centro commerciale Piazza Umbra.
Domani, dalle 9 alle 13, nella piazza principale di Città di Castello, sarà allestita una tenda della Croce rossa con la presenza di medici e volontari dell’associazione “Amici del cuore”, per colloqui e visite di prevenzione.
Si sono svolte in questi giorni anche iniziative culturali, ed una rappresentazione teatrale è in programma questa sera al Teatro comunale di Trevi.
Prevede appuntamenti in tutta la regione, con volantinaggi, incontri ed anche spettacoli, la campagna “Per il tuo cuore”, organizzata in Umbria dalla sezione dell’Anmco (Associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri).
Tali iniziative, ha detto l’assessore regionale alla sanità, Maurizio Rosi, si inseriscono a pieno titolo nel disegno di un sistema a ‘rete’ che la Regione si propone di attuare con il nuovo Piano sanitario regionale”.
Migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti colpiti da infarto acuto del miocardio è l’obiettivo del Progetto “Umbria-Stemi” (ST-Elevation Myocardial Infarction), dai cui risultati emerge un’incidenza di 681 casi per milione di abitanti all’anno. Per 18 mesi consecutivi (dal 14 ottobre 2006 ed al 14 aprile 2008)- riferisce una nota della Regione – è stato monitorato nell’ambito del progetto il percorso clinico, il tipo di trattamento e l’esito degli infarti registrati in Umbria, seguendoli dal momento della chiamata al 118 o dall’arrivo in Pronto soccorso, fino alla dimissione ospedaliera.
Il progetto, ha consentito di costruire il primo Registro in Italia basato su una nuova metodologia. I pazienti inclusi nel Registro umbro sono stati 868, di cui 263 donne, con una risultante incidenza di infarto nella popolazione pari, come detto, a 681 casi per milione di abitanti all’anno.
Seicentottantasei pazienti sul totale sono stati sottoposti a “riperfusione coronaria” in acuto (256 mediante farmaci fibrinolitici e 430 mediante angioplastica), con un tempo medio di attesa tra l’inizio dei sintomi di infarto e l’arrivo del 118 a domicilio del paziente di 110 minuti.
L’intervallo medio tra il primo contatto del paziente con un medico e la riapertura dell’arteria coronaria (primo gonfiaggio del pallone) è stato di 156 minuti.
L’infarto acuto del cuore dovuto ad occlusione improvvisa e completa di un’arteria coronarica – prosegue la nota – colpisce in Italia circa 200 mila persone l’anno e solo una persona su due ha la fortuna di arrivare in ospedale (gli altri muoiono prima o hanno un infarto ‘asintomatico’). Per quelli che giungono in ospedale è fondamentale riaprire (‘ricanalizzare’) l’arteria coronaria nel minor tempo possibile così da limitare al massimo i danni al muscolo cardiaco.
Per questo – è stato sottolineato – c’è stata una collaborazione in rete, 24 ore su 24, tra i vari operatori coinvolti: Ospedali della rete dell’emergenza e non, e in particolare i medici del Servizio 118, i medici di guardia nelle varie “Utic” (Unità di terapia intensiva cardiologica) e i medici dei Servizi di emodinamica. Una lavoro in sincronia – è stato detto – per ridurre i tempi tra l’inizio dei sintomi d’infarto e la riapertura dell’arteria ostruita meccanicamente (attraverso angioplastica coronaria) e/o con l’utilizzo di farmaci fibrinolitici in grado di sciogliere i trombi.
“Il Progetto Umbria-Stemi – ha detto Claudio Cavallini, Direttore della Struttura complessa di cardiologia dell’ospedale S.Maria della Misericordia di Perugia e coordinatore del Progetto – è un mezzo formidabile per aumentare le nostre conoscenze e per migliorare la qualità dell’assistenza di questi pazienti nell’immediato futuro. L’analisi accurata dei dati – ha proseguito ci permetterà di capire dove, e in che modo, possiamo migliorare per accorciare ulteriormente i tempi tra l’inizio dei sintomi e la riapertura dell’arteria occlusa”.
Questo fa almeno sperare che la “rete” ipotizzata dall’assessore regionale non sia a maglie così larghe da escludere quella parte dell’Umbria che non vive nei più grandi centri della regione.








