Qualche decina di giorni fa avevamo parlato degli ospedali dimessi esistenti in Umbria che “tutti vogliono ma che nessuno compra”.
Una di queste vicende è approdata ora alla terza commissione del consiglio regionale umbro che ha avviato un’indagine conoscitiva, su richiesta del capogruppo di An, Franco Zaffini, sulla vicenda dell’ex ospedale di Montefalco, venduto a suo tempo all’Inail per farne un centro di riabilitazione (che poi non è stato realizzato) ed oggi in procinto di essere riacquistato dalla Regione.
Per Zaffini il dubbio è tra:“se ci fu un improvviso ed imprevedibile cambiamento di rotta dell’Inail nazionale” sul destino della struttura e se la vendita dell’immobile è “servita solo a fare cassa per completare il nuovo ospedale di Foligno”.
Zaffini ritiene che in ogni la notizia della realizzazione di un centro di riabilitazione dell’Inail fu solo un escamotage per tenere buona la popolazione di Montefalco.
Ascoltata dalla terza commissione, il direttore dell’Asl folignate, Maria Gigliola Rosignoli, ha confermato il ritorno dello stabile di Montefalco (oggi stimato 3,5 milioni di euro dall’Agenzia delle entrate) alla piena proprietà della Regione. Per la Rosignoli, “non sarebbe stato facile applicare penali contrattuali all’Inail per il mancato rispetto dell’impegno assunto”.
Dello stesso avviso l’architetto Evelina Autiello, intervenuta in rappresentanza della giunta regionale e che ha evidenziato i vincoli di tipo storico-culturale che gravano sullo stabile, che pertanto, è da presumere, ne hanno sconsigliato la trasformazione strutturale, che sarebbe stata necessaria per l’utilizzazione come centro di riabilitazione.
La vicenda è un utile insegnamento per quanti prefigurano fantasiose destinazioni anche di altri immobili ospedalieri, quello di Todi compreso.
Comunque anche il sindaco di Montefalco, Valentino Valentini, ha ricordato che, subito dopo l’acquisto, c’erano stati contatti assidui con i tecnici dell’Inail per progettare modifiche ed adattamenti della struttura, ma ha specificato che dopo il 2003 si è cominciato a capire che l’Inail si sarebbe disimpegnata e che comunque si è deciso di non aprire alcun contenzioso, per evitare le lungaggini quasi certe che avrebbero reso inutilizzabile l’ex ospedale per troppo tempo.
Lo stesso Sindaco ha poi annunciato che: “per l’ex nosocomio ci si sta orientando ad una nuova destinazione: abbiamo in mente di realizzare lì uno dei cinque alberghi più belli e prestigiosi dell’Umbria”.Non si capisce se l’idea venga solo da una parte o se vi sia veramente qualcuno interessato.
“Comunque – ha precisato Valentini – il centro salute si farà in un terreno già individuato, di proprietà del Comune ed avrà anche un servizio diurno per malati di Alzheimer.
A nome dell’Inail, la dirigente Adriana Grimaldi, ha confermato la volontà iniziale dell’istituto di realizzare il centro riabilitativo a Montefalco: “Non se n’è fatto niente – ha spiegato la dirigente – perchè poco dopo, nel 2003, è cambiata radicalmente la strategia dell’Inail, e la stessa Regione Umbria da allora sapeva che non si sarebbe fatto nulla”.
Stranamente la dichiarazione della rappresentante dell’Inail diverge totalmente da quelle di tutti gli altri personaggi sentiti dalla commissione: alcuni parlano di difficoltà di ristrutturare l’immobile altri parlano di una “ diversa strategia aziendale dell’Inail” e le due cose sono proprio diverse.
La posizione dell’Inail da un lato sembra voler parare un eventuale interessamento della Corte dei Conti sulle valutazioni tecniche fatte al momento dell’acquisizione dell’immobile, ma nello stesso tempo giustificherebbero le richieste di risarcimento danni da parte della Regione Umbria ed Usl di Foligno, in quanto il cambiamento di idea dell’Inail non apparirebbe sostenuto da alcuna ipotesi di responsabilità umbra.
D’altro canto i rapporti Inail- Regione erano attivi anche sul versante del nuovo ospedale di Branca per Gubbio- Gualdo Tadino e forse dei due problemi si è fatto “un unico pacchetto”.
D’altronde l’ex direttore dell’Usl 3, Walter Orlandi, ha precisato che, appena ci si rese conto del mancato rispetto degli accordi, lui stesso provvide, con solleciti e richieste legali, ad esigere risarcimenti nel rispetto delle clausole contrattuali.
Le testimonianze raccolte verranno esaminate in una delle prossime sedute della commissione, ma c’è da dubitare che si possa giungere ad una sola “verità” e forse gli sviluppi potrebbero essere numerosi.








