Domani a Todi, presso il Tempio della Consolazione, si terranno i funerali di Giuseppe Fifi, scomparso dopo una breve malattia.
So di fare una cosa che sarebbe stata da lui gradita ed apprezzata: quella di affidare a queste mie parole pubbliche il suo ricordo e la sua esperienza professionale e politica a livello locale.
Giuseppe Fifi aveva iniziato il suo percorso lavorativo, all’indomani della seconda guerra mondiale, presso le istituzioni Riunite di Beneficienza in qualità di economo.
Aveva seguito anche da un punto di vista professionale il percorso di riforme legislative ed amministrative delle Opere pie Ospedale degli Infermi, Brefotrofio ed Orfanatrofio femminile che in particolare nel corso degli anni ’70 erano state interessate da significative innovazioni amministrative e gestionali la più importante delle quali interessò proprio l’ospedale con la nascita del Servizio sanitario nazionale e l’assegnazione delle politiche di gestione sanitaria alle Regioni.
E’ per questo che il nome di Giuseppe Fifi è associato da numerosi dipendenti del servizio sanitario cittadino e da una parte della popolazione di Todi, almeno di quella più anziana, alla funzione di “economo dell’ospedale” attività che svolse fino al 1989, anno del suo pensionamento.
Impegnato politicamente, militò nel PCI di Todi e ricoprì incarichi, nel corso degli anni ’70, nell’Amministrazione comunale di Todi.
Si ricandidò poi nel 1994 nelle lista dei Progressisti che sostenne la candidatura del Sindaco Nulli Pero e nel corso del mandato fu consigliere comunale fino alla scadenza del mandato nel 1998.
Ho sempre conosciuto Giuseppe Fifi, mio vicino nel quartiere dove abitava, ma soprattutto nel mio impegno politico ed amministrativo a Todi è stato un sostenitore convinto, sincero e leale.
Aveva un carattere non facile, per alcuni anche particolarmente duro, era davvero un uomo di un’altra generazione cresciuto anche nell’educazione difficile e dura della infanzia e dell’adolescenza durante il Fascismo e poi nella ricostruzione sociale ed economica del dopoguerra: ma con me aveva un rapporto diretto, franco, di stima, mi considerava sempre una persona cara, a lui vicina.
Condivideva una certa idea della politica che si occupa dei diritti degli ultimi, della giustizia sociale, del riscatto sociale delle persone più povere.
Aveva partecipato come candidato per il Consiglio comunale alla prima elezione diretta del sindaco, dopo la riforma del 1993, e volle impegnarsi in prima persona per dare il suo contributo di uomo di sinistra al risultato amministrativo di Todi del ’94 per la vittoria del centrosinistra.
Insieme abbiamo fatto l’esperienza in Consiglio comunale e nell’amministrazione, contribuendo poi alle successive campagne elettorali quando fui sindaco e candidata anche al parlamento europeo.
Aveva stima e fiducia nei miei riguardi e lui che sembrava spesso rigido e duro assumeva un atteggiamento più ironico e rilassato negli scambi telefonici e a volte per strada quando ci incontravamo e parlavamo di politica o di attualità locale e nazionale.
Anche per questo volle che io leggessi per prima le “bozze” di suoi scritti privati che aveva raccolto negli anni più recenti: lo convinsi ad organizzarli in una forma che potessero divenire una “testimonianza” pubblica di una Todi recente ma oramai definitivamente scomparsa.
Lo indirizzai verso Filippo Orsini e Manfredo Retti, colti custodi della storia locale e di molti episodi di costume cittadino, per dare a questi suoi scritti e ricordi la forma di una “memoria” pubblica e cittadina, trasformando quell’insieme di “frammenti della memoria” e di ricordi di vita vissuta in un libro che parla della nostra città.
Grazie poi al lavoro di Lorena Battistoni e della sua piccola casa editrice per Giuseppe Fifi fu possibile realizzare quel suo piccolo sogno, della pubblicazione di un volumetto dedicato a Todi, con racconti di storia minuta, ricordi, emozioni, esperienze di vita che fu presentato nello scorso giugno.
Oggi mi dispiace molto che Giuseppe Fifi se ne sia andato così. Ci siamo sentiti l’ultima volta per gli auguri di Natale e poi non ho più potuto incontrarlo. Lo saluterò domani per l’ultima volta, con un gesto che a lui avrebbe fatto molto piacere.
Alla moglie, alle figlie Elena, Ilaria, Cristina, Valeria e alle nepoti vanno le mie condoglianze più sincere e la mia partecipazione.








