La "decapitazione" dei servizi di anestesia e di pronto soccorso nei distretti intorno al capoluogo regionale continua a tenere banco

Nel dopoguerra, fino agli anni ’50, nelle cronache sportive alla radio delle corse ciclistiche in Italia e Francia risuonavano frequentemente due frasi: “ un uomo solo al comando” ed, a fine corsa, “l’è tutto da rifare”, che i non più giovani associano immediatamente al “campionissimo” Fausto Coppi ed al suo antagonista, il verace toscano Gino Bartali.
Nel primo decennio del duemila, le due frasi rischiano di diventare il simbolo dell’operazione  “decapitazione” dei servizi ospedalieri di anestesia e di pronto soccorso nei distretti che attorniano quello di Perugia, in cui le relative strutture –private dei primari – vengono a perdere la loro attuale autonomia per diventare solo una componente di più grandi strutture il cui vertice sarà presumibilmente altrove .

L’operazione che, secondo il comunicato emesso dall’amministrazione comunale tuderte, dopo l’incontro col direttore generale della Usl 2, sarebbe stata compiuta nel ”solco delle indicazioni regionali” si distingue per due aspetti per cui potrebbero valere le due affermazioni dei cronisti sportivi di cui sopra.
Secondo quanto scritto dal direttore Legato, la riorganizzazione delle aree di pronto soccorso ed anestesia sarebbe, “in via transitoria”, una “prima fase ed in attesa e nelle more della realizzazione ed attivazione dei nuovi ospedali”.
Quanto sia transitoria questa riorganizzazione e quanto debba essere l’attesa dei nuovi ospedali lo si evince immediatamente da ciò che la direzione Usl ha fatto subito dopo aver adottato quella decisione (23 dicembre 2008).

Nel primi giorni dell’anno successivo, infatti, (3/1/2009) la Usl 2 ha emanato un avviso pubblico, scadenza 15 giorni, col quale si affretta a mettere in palio i posti (declassificati) prima assegnabili a due figure apicali, dopo aver disposto, senza preavviso, il pensionamento obbligatorio di un primario di anestesia nel distretto del Lago Trasimeno e di quello di pronto soccorso nel distretto Todi-Marsciano.
Secondo tale avviso, gli incarichi dei responsabili delle strutture semplici (così vengono chiamati quelli che una volta venivano definiti aiuti) di anestesia e pronto soccorso dovrebbero avere una durata triennale. Peraltro ciascun concorrente, pur dovendo andare a dirigere una struttura parte di una più grande, coincidente con l’intero territorio della Usl 2, non può ambire di trasferirsi dalla struttura ospedaliera di un distretto ad un’altra e verrà valutato dal dirigente di una struttura complessa di riferimento che ancora non si conosce chi sia o debba essere, visto che è stata creata al momento della decapitazione delle analoghe strutture complesse periferiche.
Un bel, apparentemente, guazzabuglio che farebbe felice il “Ginettaccio” e che difficilmente vedrà spuntare rose dal solco tracciato.

Ma, dalla decisione del dottor Legato, si evince anche che c’è “un uomo solo al comando” ed in effetti lo stesso scrive nella deliberazione del 23 dicembre ch’è tutta farina del suo sacco.
Non solo ha coinvolto, solo a cose fatte, qualche Sindaco dei tanti che fanno parte della Conferenza dei Sindaci, che avrebbe dovuto essere stata interpellata preventivamente, ma ha anche preso “a pesci in faccia” le Organizzazioni Sindacali che avrebbero avuto diritto a contrattare la materia e non ad essere solo “informate” della decisione nella stessa giornata in cui questa è stata presa.
Ma per essere “solo al comando”, slegato da ogni condizionamento o riflessione altrui, il direttore generale della Usl 2 ha omesso di sentire il Collegio di direzione ed il Consiglio dei Sanitari (art.5 e 6 dell’atto aziendale) dell’unità sanitaria, ovviamente tutti organi e persone che possono sbagliare solo se sono sentite.

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