Continuano più intensi che mai a Marsciano gli incontri con la popolazione organizzati dal “Comitato per la qualità della vita”: un centinaio di persone hanno assistito alla relazione del dott. Gianluigi Rosatelli, incaricato dal comitato stesso di studiare le analisi delle acque azotate e dei fanghi contenuti nelle lagune del biodigestore di Olmeto; i risultati analitici sono stati acquisiti presso la società che gestisce l’impianto, quindi è un’analisi di parte su dati ufficiali.
Molti le considerazioni inquietanti emerse nel corso della relazione. Innanzitutto il fatto che le “acque azotate sono usate per fertirrigare 300 ettari, parte dei quali viene trattato dal 1988 in modo continuativo; all’interno delle acque azotate le analisi hanno riscontrato una elevata quantità di sali solubili, 7 volte il limite consentito, che portano ad una diminuzione della produzione delle culture, alla degradazione del terreno ad all’inquinamento della falda acquifera”.
Il tutto da rendere queste acque “non idonee per la fertirrigazione né dal punto di vista agronomico né dal punto di vista legislativo”.
Altro capitolo sui metalli pesanti, che “non essendo biodegradabili sono considerati molto pericolosi per l’ambiente e per l’uomo: il cromo è stato rilevato in quantità 3 volte superiore alla legge, il mercurio 6 volte, lo zinco 18 volte ed anche il piombo è superiore al consentito”.
“In un campione di acque azotate” – prosegue Rosatelli – “è stata rilevata la presenza di salmonella”.
Lo studio ha interessato anche i fanghi della laguna grande di Olmeto, quelli utilizzati per realizzare il compost e la fertirrigazione ombelicale: anche in questo caso è emerso che “i fanghi non producono un corretto effetto concimante e ammendante per il suolo, e le caratteristiche chimiche non rispettano le norme igienico sanitarie, urbanistiche e di tutela ambientale”.
Ultimo aspetto analizzato nell’incontro è stato quello dell’emissione in atmosfera di sostanze volatili provenienti dal biodigestore: “durante la produzione del biogas viene immesso nell’aria l’idrogeno solforato, una sostanza velenosa la cui pericolosità è paragonabile a quella del cianuro: l’esposizione a tale sostanza, anche a basse concentrazioni, ma per un periodo prolungato, produce disturbi olfattivi e problemi di vista, oltre ad essere una potenziale causa di tumori”.
Oramai il Comitato sta scaldando i motori in vista della tornata elettorale marscianese: quasi sicuramente correrà a queste elezioni con una propria lista, che ha come obiettivo primario la valorizzazione della vallata del Genna e la risoluzione dei problemi attuali, oltre ad una idea di sviluppo per tutto il territorio che veda l’ambiente ed il rispetto del territorio sopra ogni cosa.
C’è anche da notare che ultimamente il clima intorno al futuro del biodigestore è mutato notevolmente: in questo periodo di trattative pre elettorali è difficile sentire qualcuno parlare di ammodernamento o ampliamento, e sembra che la scena politica marscianese sia tutta convinta che l’unica risoluzione del problema è la chiusura del biodigestore stesso. Salvo ripensamenti.
- Matteo Berlenga
- 24 Febbraio 2009










