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Da 40 anni, ma più intensamente dal 1995, quasi il 60% delle 305 specie di uccelli che vivono in inverno negli Stati Uniti sono in movimento

Secondo il rapporto “Birds and Climate Change Ecological Disruption in Motion”, pubblicato dall’associazione Usa Aubdon, quasi il 60% delle 305 specie di uccelli che vivono in inverno negli Stati Uniti sono in movimento verso nord, e spostano il loro areale ad una media di 35 miglia, con punte molto più elevate per alcune specie.
I campioni dello spostamento sono il carpodaco purpureo (Carpodacus purpureus) che ha viaggiato verso nord ben 500 chilometri, il lucherino dei pini (Carduelis pinus) spostatosi di 395 km e la cincia boreale (Parus hudsonicus) che ha risalito il continente per 340 km.
Il fenomeno colpisce anche uccelli acquatici come lo smergo dal petto rosso (Mergus serrator) l’urietta marmoreggiata (Brachyramphus marmoratus), il germano nero americano (Anas rubripes) e la gavina americana (Larus delawarensis) che spostano a nord il loro areale su distanze minori, ma comunque di centinaia di chilometri.
Fanno eccezione gli uccelli delle praterie, “solo” 10 specie su 26 si stanno spostando verso nord”.

In tutto, negli ultimi 40 anni, si sono spostate in maniera significativa verso nord il 58% delle 305 specie di uccelli più comuni negli Stati Uniti, alcune hanno spostato il loro areale anche di diverse centinaia di chilometri, inoltrandosi nel territorio del Canada.
Lo spostamento, secondo Aubdon, si è accentuato nel periodo 1996 – 2005, in coincidenza con evidenti aumenti delle temperature.
“Questi cambiamenti nel mondo degli uccelli sono un indicatore dell´impatto che avrà il cambiamento climatico sugli esseri umani”, ha detto un ricercatore.
“Non è qualcosa che si produrrà nell’Artico o nell’Antartide – ha proseguito – e non è qualcosa che arriverà tra molto tempo. E´ qualcosa che ha già luogo da 40 anni, che sconvolge la vita degli uccelli e che, nella stessa maniera, sconvolgerà la vita degli esseri umani”.

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