Il nome di Barbara Cicioni, la giovane donna incinta uccisa in casa a Marsciano nel maggio 2007Porta, sarà sul centro di accoglienza, aiuto e sostegno per donne vittime di maltrattamenti o violenze avviato dal Comitato 8 Marzo nell’ambito del progetto Rete Antiviolenza.
La struttura, che ha sede nella frazione perugina di Castel del Piano, è uno spazio gestito da donne al quale possono rivolgersi le vittime di violenze o coloro che rischiano di diventarlo.
La madre di Barbara Cicioni ha osservato che la morte della figlia “è un ‘femminicidio’ che la società patriarcale si limita a considerare come fatto individuale, chiuso tra le mura domestiche. In realtà le donne sono vittime in quanto tali di violenza, e quindi occorre intervenire con un approccio sociale più largo.
Ci sono però lacune legislative: basti pensare che con Barbara – ha sottolineato sua madre – è morta la bimba di otto mesi che aveva in grembo. Ebbene, per la legge è un procurato aborto e non, come penso io, un omicidio “.
Il centro, che opera con volontarie nell’ambito dell’Usl 2 di Perugia è stato finanziato dalle fondazioni bancarie tramite il Cesvol.
Collegato al numero telefonico nazionale 1522, attivo 24 ore su 24 potrà contribuire a garantire alle donne un sostegno nell’uscita da situazioni di disagio e violenza, che anche in Umbria non sono poche.
Secondo dati Istat risalenti al 2006, nella regione, il 28,6 per cento delle donne tra i 16 ed i 70 anni ha subito, nel corso della propria vita, violenza fisica o sessuale el il 49% delle donne che si sono rivolte al Telefono Donna del centro pari opportunità della Regione ha denunciato abusi e maltrattamenti commessi dai mariti.
Dal 1999 al 2005 le donne che si sono rivolte allo stesso Telefono donna hanno beneficiato di 3.474 consulenze legali e di 1.210 consulenze psicologiche









