Nel corso dell’udienza odierna del processo per la morte di Meredith Kercher, la difesa di Raffaele Sollecito ritiene di aver avuto conferma delle sue tesi difensive ed attacca il comportamento della squadra mobile della questura di Perugia.
“Abbiamo cominciato a provare che c’è stata una contaminazione accidentale della scena del delitto”: così, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, ha commentato l’udienza di oggi davanti alla Corte d’Assise di Perugia.
Secondo il legale, tutto sarebbe andato storto nelle operazioni per il repertamento del gancetto del reggiseno della vittima, trovato il 2 novembre del 2007 e sequestrato il 18 dicembre successivo, nelle perquisizioni compiute da personale della Squadra Mobile nella casa in via della Pergola.
“Quel frammento è girato per la stanza, dalle immagini dei sopralluoghi acquisite emerge che è stato anche messo sotto un tappetino. Prima di parlare di tracce di Dna doveva essere garantito che fosse prelevato con la garanzia di una non contaminazione.
Quell’ambiente non era però più genuino quando l’altra polizia (il riferimento è al personale della Squadra Mobile – ndr) è entrata senza guanti monouso e senza tute per compiere, in modo assolutamente legittimo, tutte le operazioni necessarie alle indagini”.
Polemica la legale di Sollecito anche sull’impronta di una scarpa trovata nel sangue inizialmente attribuita a Sollecito e poi rivelatasi di Rudy Guede.
“Raffaele – ha affermato l’avvocato Bongiorno – è stato arrestato per una impronta non sua e ora le ragioni della sua detenzione sono in un gancetto di reggiseno che oggi abbiamo cominciato a dimostrare può non essere genuino per quanto riguarda le tracce su di esso presenti”.







