Dalla memoria prodotta dalla società, si evince che l'impianto è il male minore, conseguenza di un fortissimo carico zootecnico sulla zona, su cui la comunità deve decidere

Il famoso e per alcuni famigerato biogestore dii Olmeto, in quel di Marsciano, è stato oggetto di molti attacchi.
Adesso la società Sia, che lo gestisce, parte al contrattacco cercando di mettere in buona luce tutta la sua attività, ma in fondo sembra voler dire che il biogestore è il male minore prodotto da una presenza intensiva di impianti zootecnici di cui andrebbe valutata non solo l’incidenza economica ma anche l’impatto occupazionale nella zona, per poter fare un corretto rapporto costi-benefici.
Peraltro la stessa società ammette che l’impianto ha bisogno di un ringiovanimento e quindi che qualcosa di meglio di quanto offra la situazione attuale si può avere.
L’impianto è entrato in funzione nel 1987 realizzato in un’area caratterizzata dalla presenza di un elevato numero di allevamenti zootecnici (in gran parte suinicoli) di varie dimensioni.

Attualmente nell’impianto vengono trattati:.
liquami di allevamenti di suini
(convogliate a mezzo di condotta e a mezzo autobotti), Pollina da ovaiole Sangue di macellazione,Siero di latte dei caseifici;Acque di vegetazione dei frantoi oleari.
Nella fase di trattamento aerobico dei fanghi (compostaggio) entrano anche le lettiere di allevamenti di tacchini, equini, bovini e ovini.
Dal processo di trattamento escono tre prodotti: il biogas, l’ammendante organico e le acque azotate.
Per controllare il processo e verificare la rispondenza alle norme di legge, la SIA afferma di essersi dotata di un piano sistematico di analisi, effettuate da un laboratorio certificato, che copre tutte le fasi del processo, dalle biomasse che entrano nell’impianto, alle acque azotate stoccate in laguna e all’ammendante che esce dal compostaggio

Il Comune di Marsciano provvede alle analisi dei fumi e del biogas
, così come prevede l’autorizzazione provinciale, ma in generale, il problema di questo tipo di controlli è che non sono “in continuo” per cui il valore delle risultanze può essere contestato.
Il gas in eccesso viene bruciato in torcia.
Il biogas prima di essere immesso nei motori viene, in una apposita sezione dell’impianto,depurato dall’idrogeno solforato (H2S), un composto presente in piccole quantità, meno del 1%,, che è combustibile per cui bruciando nei motori o in torcia si trasforma in anidride solforica (SO2).
I fumi immessi in atmosfera vengono analizzati periodicamente dal chimico Dott. Pietro Vitali e rientrano sempre nei limiti di legge.
La parte liquida, povera di carbonio e ricca di azoto sotto forma di ammoniaca, viene stoccata in laguna, da cui viene ripresa per effettuare la fertirrigazione. Lo spandimento è sempre stato fatto con ali piovane che spargono il liquido da meno di 1 metro di altezza per ridurre l’emissione di aereosol nell’aria. Nella ricerca di continui miglioramenti del processo e di riduzione dell’impatto ambientale, nel 2008 è stata acquistata l’attrezzatura necessaria per fare lo spandimento mediante interramento a 20-30 cm di profondità con un ripper collegato alla tubazione interrata mediante manichetta flessibile.
Tutte le nostre attività, dice la Sia, sono inoltre controllate e verificate puntualmente dall’ARPA che ha personale qualificato e strumenti idonei per svolgere queste azioni.

Pertanto, sostiene la Sia,  la gestione dell’impianto è sempre stata improntata al rispetto delle regole, alla trasparenza di comportamenti ed allo spirito di servizio al territorio.
Dopo 20 anni di funzionamento è evidente la necessità di un aggiornamento tecnologico e di un adeguamento alle esigenze attuali.
Ma, per la Sia. prima sarebbe opportuno dare risposte concrete alle domande che tutti i cittadini si pongono:
A) La zootecnia nei nostri territori deve essere riconvertita oppure ancora costituisce, per tradizione territoriale, una attività economica importante?
B) Se le attività zootecniche sono ritenute importanti per i nostri territori, come si pensa di risolvere il problema dei liquami degli allevamenti?
C) Dopo oltre 20 anni di funzionamento dell’impianto di Olmeto, qualora si decida la sua prosecuzione, è opportuno apportare tutti gli aggiornamenti che oggi le moderne tecnologie mettono a disposizione per una migliore salvaguardia dell’ambiente del territorio?

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