"Sempre agito nella più assoluta liceità e onestà sia intellettuale sia professionale”, dice il responsabile della ricerca della Clinica di gastroenterologia

Come noto il professore responsabile dell’Unità di ricerca della clinica di gastroenterologia dell’Università di Perugia, è stato accusato di peculato e truffa nell’ambito di un’indagine sulla cosiddetta “Ricercopoli” all’Università di Perugia. 
Il professore è accusato in particolare di avere utilizzato i contributi governativi e della Comunità europea in progetti diversi da quelli cui erano destinati e di avere pubblicato lavori scientifici con dati falsi.
Deve rispondere poi di avere svolto attività libero professionale e di consulenza per società farmaceutiche senza l’autorizzazione dell’ Università.
Ora lo stesso, in risposta agli addebiti contenuti nell’avviso di conclusione indagini, ribadisce di avere “sempre agito nella più assoluta liceità e onestà sia intellettuale sia professionale”.

Riguardo all’accusa di peculato, il professore sostiene che i fondi “sono stati utilizzati esclusivamente per i progetti per i quali erano stati erogati, senza che in alcun modo vi sia stato un utilizzo differente rispetto a quello autorizzato, nè d’altronde risultano elementi che provino il contrario”.
“I contestati lavori scientifici – si sostiene nella memoria del difensore – non riguardano assolutamente progetti differenti rispetto a quelli in vista dei quali sono stati elargiti i finanziamenti, ma rappresentano la realizzazione dei progetti stessi, con l’ovvia conseguenza che nessuna distrazione di denaro è mai stata realizzata, tanto meno dal professore”.

Relativamente all’ipotizzata falsità dei risultati di alcuni lavori scientifici, il difensore del professore contesta che alcune figure contenute in essi “siano manipolate, e comunque l’assenza di ogni consapevolezza a riguardo” in quanto lo stesso medico “non ha direttamente e personalmente svolto alcun esperimento scientifico”.
Nella memoria si contesta comunque anche il reato di truffa. Quanto all’accusa di irregolare esercizio della libera professione il medico sostiene di essersi “ limitato a svolgere in maniera del tutto occasionale ed estemporanea attività di consulenza, senza che si possa configurare un’illegittima attività libero professionale e quindi integrata la contestata fattispecie di reato.

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