Viene la voglia di abbassare i toni, rispetto a quello che sta avvenendo. Qualcuno, potrebbe obbiettare che con l’aria che tira sul versante dell’occupazione (370.000 disoccupati in più nei primi due mesi del 2009) non appare del tutto congruo ed opportuno, attardarsi con tinte forti su di un tema come quello della caccia, che ha prima vista appare del tutto sproporzionato rispetto alla contingenza del momento. E per la verità sono tentato di non dare del tutto torto a questo invisibile censore.
Ma se c’è una sola ragione per non aderire ad una sorta di autocensura, essa può essere solo quella, relativa ai benefici economici che sul comparto interessato, può produrre una riforma della caccia italiana. Qualsiasi azione di ristrutturazione, semplificazione e razionalizzazione delle procedure di un settore della vita sociale, quale esso sia, produce una sorta di dinamicità di carattere economico. C’è poi da considerare che questa riforma avrebbe un costo zero, per le finanze pubbliche.
Entriamo nel merito, senza ripetere sempre le solite cose, parole arcinote, e arciconosciute.
In concreto: da una parte il GOVERNO (ma c’è?); La Commissione AMBIENTE del SENATO; il relatore (un Capitano coraggioso quale sembra essere il sen. ORSI e dell’altra le ASSOCIAZIONI venatorie (in ordine sparso e divise tra di loro).
E i cacciatori quale ruolo svolgono in questo momento? E’ ancora valido ed utile “l’assioma” del tanto ci pensano loro ( leggi: le Associazioni Venatorie)? No, non vale più, o meglio può valere per non scardinare un principio di rappresentanza, utile ed indispensabile per le regole della democrazia. Ma sul piano pratico e rivendicativo appare quanto mai necessaria, una spinta dal basso, dalla base dei cacciatori e degli agricoltori, che può concretizzarsi, con la stesura di un appello che ridefinisca regole, principi e responsabilità per la gestione della caccia, ne statuisca la sua autonomia concreta, e provveda ad aprire un rapporto di consenso e collaborazione con tutti i cittadini, a partire soprattutto dai giovani.
UN MANIFESTO “PER” E NON “CONTRO” che parli a tutti (Istituzioni, partiti, associazioni venatorie ed agricole) in modo chiaro ed univoco, sul quale non deve e non può mettere nessuno “il cappello”, per trasformarlo in un “TOTEM” da adoperare, come sempre è avvenuto in passato, ad uso e consumo di una parte, di una fazione, o di un interesse particolare.
Il momento è difficile, (sembra proprio di vedere le scene di un film già visto nel 2004), soprattutto quando a scendere in campo in “Cronache “ è un giornale come il CORRIERE DELLA SERA, che pur temperando l’intervento “con una spalla” dedicata ad un intervista al Sen. ORSI, di fatto ha reso evidente ormai l’enorme sproporzione che esiste tra le varie forse in campo.
Ma con gli appelli accorati, con le “grida” dei sentimenti ed i “muri del pianto” si fa ben poco.
SI STENDA DUNQUE QUESTO MANIFESTO, E L’OCCASIONE PER FARLO POTREBBE ESSERE l’appuntamento degli amici del sito “il cacciatore.com” che avverrà il 4 e 5 aprile.
UN LAVORO COLLETTIVO, DOVE OGNUNO CONTRIBUISCA CON LE PROPRIE IDEE (e mi par di capire che ce ne sono in abbondanza.
Per parte mia, senza con questo accampare alcun brevetto od imprimatur (non sono interessato alle luci della ribalta) posso abbozzare sin d’ora qui una sorta di “palinsesto”, aperto a tutti i contributi,agli apporti, ed alle idee di tutti, nessuno escluso. Un manifesto senza nomi, se non quello del committente (il sito). Poi si provveda al miracolo della “moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Una copia in ogni parte d’ITALIA, nelle case, nelle fabbriche, nelle scuole, nei bar, nei ristoranti, negli uffici, e in ogni luogo ove è d’uso che si ritrovino più persone.
Prima un “PREAMBOLO” che parli a tutti i cittadini ed ai giovani, che spieghi bene che cosa significa la “coltura venatoria”, chi siamo, e cosa rappresentiamo. Poi un invito forte e chiaro a chi di dovere.
Non sfugge a nessuno l’esigenza di accompagnare il lavoro istituzionale con una posizione unitaria delle associazioni venatorie. E’ tardi? Non credo!
Dunque allora, urgentemente ed al più presto, un invito alla Federazione Italiana della CACCIA (FIDC), quale prima associazione, affinchè torni sui suoi passi, riconsideri totalmente le proprie posizioni (e mi pare che ce ne siano le ragioni viste le istanze che pervengono dai territori), e prenda l’iniziativa per un tavolo congiunto (questo si utile) con tutte le altre ASSOCIAZIONI, nessuna esclusa (si mettano per l’occasione da parte i conflitti rappresentativi) e si arrivi ad una proposta unitaria per la riforma della legge 157/92.
Si dimentichino, per una sorta di ragion di stato contingente, le primogeniture, le investiture popolari, anche se utili ed indispensabili e si ragioni. E’ possibile ottenere l’unanimità? Bene, tanto meglio. Viceversa ci si accordi con che ci sta e non con chi è in realtà disposto a non assecondare i reali desideri dei cacciatori italiani. E la FIDC non accampi la scusa, che essendo impegnata nella fase del rinnovo degli organismi, le è impossibile attivarsi prima della conclusione dei suoi adempimenti interni. Quando la casa “brucia” è responsabilità dei custodi “in carica” preservarla dai danni.
L’accordo sulla 157/92 dovrebbe essere finalizzato poi da parte delle Associazioni venatorie all’attuazione di un coordinamento permanente (sempre annunciato) e mai realizzato. Parlino con una sola voce, e diano poi corso ad un processo di unificazione che realizzi in ITALIA il massimo della semplificazione delle rappresentanze venatorie.
Ma come è possibile che i cacciatori possano realizzare un qualcosa di utile, per loro stessi, quando chi li rappresenta propone istanze diverse che sono alle volte addirittura inconciliabili tra di loro? Già le Istituzioni hanno difficoltà per decidere, per il fatto dell’esistenza di sensibilità negative nei riguardi della caccia che sono presenti,in forma trasversale, nella totalità delle forze politiche presenti nel PARLAMENTO; figuriamoci poi se alle loro obbiettive difficoltà, aggiungiamo le nostre, che dovrebbero essere, e lo capiscono anche i figli piccoli, del tutto unitarie ed univoche. Stante la siffatta situazione, quale miracolo si può pretendere dal sen. ORSI o daLL’On.le BERLATO?!
Chi dovrebbe rispondere alla campagna sui media contro la caccia, se non le associazioni venatorie? Lo facciano utilizzando le risorse economiche che a loro pervengono mediante le quote associative dei cacciatori. Lo scopo del MANIFESTO, è proprio questo, far partire dalla base un’iniziativa che altri dovrebbero fare.
E perché le Associazioni venatorie, non valutano la possibilità, per rompere questa sorta di accerchiamento mediatico di cui siamo vittime, di promuovere una manifestazione nazionale di tutti i cacciatori italiani,ai fini del sostegno dell’iter di riforma della legge 157/92? Del resto c’è un precedente (1° Settembre 2006), ove, per la verità, l’oggetto del contendere era ben al di sotto come importanza a quello attuale.
Al GOVERNO dobbiamo dire che lo stesso è espressione di una maggioranza politica, che ha posto all’interno del suo programma la questione della riforma della legge nazionale sulla caccia. Fino a quando può tacere? Fino a che punto potrà essere superpartes? Che un rappresentante di tale maggioranza (il sen. ORSI), si trovi, suo malgrado, in una sorta di “solitudine politica” è sotto gli occhi di tutti.
Un avviso poi ai “naviganti” della politica. Che facciano un passo indietro, e soprattutto che si finisca una volta per tutte,di utilizzare la caccia, ai fini di ottenere un consenso politico. La caccia ha sempre dato in questi anni, e che cosa ha ottenuto? Solo promesse e nulla di più. E questo vale per tutti, sia chiaro, senza alcuna distinzione fra destra, centro e sinistra.
Il “palinsesto” del taccuino, per il momento si chiude qui, con delle proposte, che ne aspettano, beninteso, altre, anche più significative ed utili.









