La chiusura degli stabilimenti della Merloni e le altre crisi in corso nella zona hanno stimolato una manifestazione unitaria a Gualdo Tadino

Quando i tempi si fanno duri le forze sindacali, politiche e religiose trovano il motivo di far fronte comune.
E la crisi dell’Appennino umbro–marchigiano è veramente seria e rischia di fare più danni di quanti ne abbia fatti il terremoto. Nella fascia appenninica vivono 70 mila persone e sono più che a rischio 3 mila posti di lavoro tra quelli della Merloni, dell’indotto, della ceramica e dell’edilizia.
Sindacati, istituzioni, rappresentanti delle associazioni di commercio e artigianato, ma anche due vescovi, hanno sfilato ieri nelle strade di Gualdo Tadino contro la crisi economica dell’area appenninica umbra.
Lo hanno fatto nell’ambito di una manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil insieme alle istituzioni locali.
I vescovi di Gubbio e Assisi, Mario Ceccobelli e Domenico Sorrentino, hanno manifestato insieme alla presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti, a una decina di sindaci (tra cui quello di Fabriano) e ai vertici delle organizzazioni sindacali.
Con loro lavoratori e semplici cittadini. Oltre 2 mila e 500 persone presenti – secondo gli organizzatori – alla giornata di mobilitazione per la quale è stato scelto il titolo «Appennino, no alla crisi, sì al lavoro».

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