I contratti a tempo determinato introdotti a forza negli enti pubblici solo per “imbellettare” i bilanci da presentare alla Ue stanno mostrando tutta la loro dirompente pericolosità.
Il danno di queste invenzioni contrattuali è stato duplice: da un lato hanno allentato la serietà delle procedure selettive, dall’altro hanno distrutto quello “spirito aziendale” su cui tutti pontificano, ma che certo non può essere di chi vive precariamente la propria esperienza lavorativa.
Non hanno raggiunto, tali contratti, nemmeno lo scopo che si erano prefissi, cioè quello di essere soluzioni ponte in attesa di ristrutturazioni al ribasso degli organici.
Un risultato quasi impossibile da conseguire specie in un settore quale quello della sanità dove le esigenze di assistenza aumentano di anno in anno.
L’ultimo esempio in Umbria è la vicenda della Croce Rossa Italiana e qui i sindacati hanno buon gioco a dire che è difficile «comprendere quali siano le motivazioni che hanno indotto la Cri, a fronte della permanenza in essere delle convenzioni con il sistema sanitario regionale, a emettere tali provvedimenti» di interruzione di contratti a tempo determinato, anche se c’è il sospetto che la “manovra” voglia essere una forma di pressione sulla Usl di Perugia per ottenere magari condizioni contrattuali più favorevoli. E’ infatti per tale struttura che la CRI effettuata molti servizi di trasporto con ambulanze ed auto medicalizzate.
Un presidio e un’assemblea permanente sono in corso da questa mattina presso la sede di Perugia della Cri per protestare insieme a Fp-Cgil, Fps-Cisl e Uil.
I sindacati hanno spiegato, in una nota, che si tratta di fatto licenziamenti di persone che «si troveranno senza alcuna possibilità di salario o di indennità, non essendo prevista peraltro la cassa integrazione per tali lavoratori».
«L’atto prodotto dalla Cri dell’Umbria – sostengono ancora – appare pertanto grave anche perchè definito senza alcuna giustificazione e senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali».
Cgil, Cisl e Uil hanno quindi chiesto alla presidente della Giunta regionale di intervenire in tale vicenda e di attivare entro mercoledì prossimo un tavolo di confronto con la presenza di tutti gli attori interessati (assessore alla sanità, direttore Usl due, Cri Umbria e Perugia e i sindacati stesso).







