A Terni la situazione economica generale sta aggravando i problemi già esistenti da tempo che ora iniziano ad esplodere a ripetizione.
L’ultima notizia è che entro l’ultima settimana di marzo i 240 lavoratori dell’ Alcantara, l’azienda del polo chimico di Nera Montoro, saranno messi, a rotazione, in cassa integrazione per cinque settimane. Il motivo è la crisi di mercato dell’Alcantara, il prodotto che dà il nome alla società, utilizzato come tessuto per rivestimento di interni di auto, per ricoprire divani e per confezionare capi di abbigliamento. È soprattutto la crisi del settore automobilistico ad avere provocato una forte contrazione di produzione di alcantara.
La cassa integrazione non riguarderà solo i lavoratori di Nera Montoro ma anche gli impiegati degli uffici dirigenziali della sede di Milano.
Quest’ultimo fatto fa dire alla CGIL che la crisi economica, produttiva ed occupazionale nel territorio di Terni appare preoccupante. Al momento vi sono 4.848 aziende dei vari settori e la richiesta di cassa integrazione riguarda 3.180 lavoratori.
Per il sindacato occorrono quindi iniziative urgenti ed adeguate per contrastarla e dare tutele ai lavoratori coinvolti. Nel territorio provinciale, secondo l’organizzazione, pesano più che altrove le incertezze legate alla restrizione creditizia e si rileva critica la situazione per i lavoratori delle imprese che sono meno tutelati dagli ammortizzatori sociali.
In particolare la Cgil propone un definizione dell’ utilizzo degli ammortizzatori sociale ed una maggiore celerità da parte dell’ Inps mentre critica la ‘dimissioni per giusta causa’ cui molti lavoratori sono costretti da datori di lavoro che non hanno pagato gli stipendi. È importante, secondo il sindacato, anche la concessione di cassa integrazione in deroga, mentre occorre verificare la possibilità di utilizzare i contratti di solidarietà.
Per la Cgil, considerando anche che nei primi due mesi e mezzo di quest’anno sono stati posti in mobilità oltre 250 lavoratori contro i 73 dei primi tre mesi del 2008, «diviene indispensabile riaprire un dibattito serio sulle politiche di sviluppo del territorio, anche in presenza di una grave crisi».







