Decisione politicamente sofferta, ma probabilmente obbligata in base alle leggi esistenti fino all'eventuale rinvio a giudizio
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Secondo un quotidiano on line della sinistra umbra, una nuova bufera starebbe montando in Umbria sulla credibilità della giustizia, non quella, stavolta, dei magistrati, ma delle leggi che regolano la pubblica amministrazione.
Il riferimento è al fatto che i protagonisti in negativo dell’inchiesta sugli appalti della Provincia di Perugia, i quali sarebbero stati pilotati ad imprese amiche, torneranno a lavorare dal prossimo 1° aprile, giorno deputato agli “scherzi”.
Una decisione contro la quale anche in seno alla Giunta Cozzari vi sarebbero stati dei pesanti distinguo, con il voto contrario di due assessori.

L’amministrazione provinciale sembra non abbia potuto dire di no alla richiesta di reintegro e quindi non abbia potuto disporre una sospensione cautelare, finchè non sarà formalmente iniziata l’azione penale, con l’eventuale rinvio a giudizio da disporre dal Gup, visto che il presunto accertamento dei fatti è avvenuto solo da parte di organi esterni all’amministrazione pubblica e che tale accertamento è, fino a sentenza, come detto solo presunto e teoricamente non ancora assodato o ammesso.
D’altro canto, la piena riabilitazione di quelli che sono al momento solo indagati potrebbe intervenire se gli stessi dovessero essere scagionati dalle accuse formulate dal pubblico ministero che, per loro e per gli imprenditori edili, vanno dall’associazione a delinquere (contestata a 8 delle 35 persone), corruzione aggravata, turbativa d’asta aggravata, concussione, abuso d`ufficio, truffa aggravata e falso ideologico.
 
Non è ancora chiaro se la decisione di reintegro dei dirigenti coinvolti in “appaltopoli” sia stata formalmente adottata dalla Giunta provinciale o sia stata solo adottata una decisione di principio. In ogni caso due assessori avrebbero votato contro questo ritorno: l’assessore Giuliano Granocchia (Rifondazione) e Antonini (Pd).
Perplessità avrebbe espresso anche il vice-presidente Palmiro Giovagnola, che avrebbe votato sì soltanto perchè la legge, in questi casi, permetterebbe il ritorno in servizio fino a quando non vi sia il formale rinvio a giudizio.
Una valutazione questa che indirettamente mette sotto accusa la normativa che presiede al procedimenti cautelari di sospensione, mentre ogni eventuale decisione definitiva sulle sanzioni disciplinari resta sospesa quando è iniziata, con il rinvio a giudizio, e poi conclusa l’azione penale con sentenza definitiva.

In effetti la Corte di Cassazione sin dal 1986 ebbe a precisare che, in parole povere,  la Provincia in questo momento potrebbe rinunciare al lavoro dei suoi dipendenti, ma non essendo prevista dalle leggi anche la sospensione della retribuzione dovrebbe continuare a corrisponderla e con ciò aggiungerebbe al danno anche la beffa.
Un bel dilemma per la Giunta provinciale, quindi, quello di scegliere tra un atteggiamento volto a salvaguardare la credibilità dell’istituzione e quello di non farsi beffare.
Per ovvi motivi di opportunità i dirigenti e funzionari finiti nel mirino non torneranno, sempre secondo il quotidiano della sinistra, al posto precedentemente occupato.

Al lavoro era già tornato un dirigente del settore ambiente e territorio) probabilmente perchè a lui non era stato mai contestato il più grave reato di associazione a delinquere
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Dovrebbero, invece tornare al lavoro il primo d’aprile: l‘ex dirigente viabilità, l’ex dirigente appalti e la funzionaria dell’area contratti.
Qualunque sia la loro destinazione e qualunque sia la loro effettiva responsabilità non sarà per loro un vivere tranquillo e sereno, fino a sentenza.
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