La ricerca vuole contribuire a capire quali siano gli effetti dell'inquinamento urbano e si avvale dei donatori dell'Avis

La ricerca della presenza di metalli nel sangue non è molto diffusa perché i medici non sono molto abituati a pensare alle conseguenze dell’inquinamento.
Ma ora trecento donatori periodici dell’Avis (150 donne ed altrettanti uomini) residenti a Perugia nei prossimi giorni saranno sottoposti ad analisi del sangue per misurare la presenza nell’ organismo di alcuni metalli ai fini anche di una migliore valutazione dell’ inquinamento ambientale.
L’iniziativa fa parte del programma del «Probe», un progetto per il biomonitoraggio dell’esposizione della popolazione ai metalli – presentato stamani a Palazzo Donini – che coinvolgerà 20 regioni italiane tra cui l’Umbria.
È promosso dall’Avis, dall’Istituto superiore per la sanità e dall’Associazione nazionale microcitemici. Lo scopo è quello di fornire una base di dati «affidabile e sufficientemente completa» della suscettibilità della popolazione all’inquinamento ambientale relativo ad alcuni metalli.
Il monitoraggio si ripeterà ogni due anni per avere un quadro delle variazioni di lungo periodo delle condizioni di salute delle persona esposte ad inquinamento ambientale urbano.
Per questo progetto l’Avis regionale si appoggerà al servizio di immunotrasfusione del Santa Maria della Misericordia di Perugia. I campioni di sangue verranno poi spediti a Roma dove verranno analizzati.

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