Negli anni sessanta circolava una voce, che molti si affannavano a definire leggenda metropolitana, ma che poi si scopri essere vera o quasi: mangiare polli di allevamento produceva cambiamenti di sesso.
Di vero c’era una grossa quantità di estrogeni utilizzata per far ingrassare gli animali (o gonfiare le carni).
Ora una cosa simile potrebbe stare accadendo con le acque ed in genere con le bevande o alimenti conservati in Pet ( la plastica).
Forse, in attesa di saperne di più, sarebbe consigliabile tornare alle acque di rubinetto o quelle in bottiglia di vetro ( a rendere).
L’allarme, dopo quello dell’’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), viene da un intervento della senatrice Donatella Poretti parlamentare Radicali – Partito Democratico, segretaria della Commissione Sanita’.
Per la parlamentare “secondo uno studio dell’Università di Francoforte sul Meno, l’acqua minerale che si compra nelle bottiglie di plastica spesso contiene ormoni.
Lo scorso mese di febbraio due biologi hanno individuato, in 12 campioni su 20, delle sostanze chimiche simili agli ormoni umani, in particolare a quelli femminili, gli estrogeni, e almeno una parte di questi deriverebbe dalle bottiglie di Pet (polietilene tereftalato), poichè la loro concentrazione è quasi doppia nell’acqua contenuta in queste bottiglie rispetto a quella contenuta in bottiglie di vetro.
Sotto accusa potrebbe esserci il rilascio degli additivi della plastica, come gli ammorbidenti utilizzati nella lavorazione del pet, ma ancora non si conosce quali siano le sostanze responsabili di tale contaminazione, ne’ se questa possa comportare dei rischi per la salute.
Di fatto la popolazione italiana ha le ossa sempre più fragili e che la malattia incomincia a colpire in modo significativo anche gli uomini.
Sono in costante aumento i casi di osteoporosi e soprattutto le fratture al femore, conseguenza più diretta e preoccupante della malattia: sono 4 milioni di donne e oltre 800.000 uomini i malati nel nostro paese, e in cinque anni si sono registrate 507.671 fratture al femore, dato che nel 2010 si stima salirà oltre il tetto del milione di fratture.
Già in passato le acque minerali “leggere", perché povere di calcio e altri sali, venivano guardate con sospetto da parte di alcuni medici se bevute fuori dai casi prescritti.
Ora a preoccupare sono i dati diffusi dal professor Prisco Piscitelli, epidemiologo all’Isbem di Brindisi, che partecipa al nono Congresso Europeo sugli aspetti clinici e economici di Osteoporosi e Osteoartrite in corso ad Atene. Secondo uno studio in via di pubblicazione curato da Piscitelli, Jolascon, Gimigliano e Brandi, l’oltre mezzo milione di fratture ha provocato qualcosa come 120.000 morti e quasi 110.000 casi di invalidita’ permanente totale.
Un esercito di malati che ha enormi ripercussioni economiche: secondo lo studio l’osteoporosi costa al Servizio sanitario nazionale tra ricoveri, interventi e riabilitazione 5 miliardi 800 milioni di euro.
E crescono i ricoveri per frattura del femore, passati da 73.500 nel 2000 a 94.500 nel 2005 (+20%), con un costo medio per ogni frattura di 10.000 euro tra ricovero e riabilitazione, ben piu’ del costo dell’infarto, 7.300 euro di media.
Un aumento preoccupante, dovuto a stili di vita sbagliati ed all’invecchiamento crescente della popolazione, che è sicuramente il fattore più determinante.











