L'arcivescovo di Firenze, il folignate Giuseppe Betori, accusato da don Mazzzi di "integralismo", mentre un prete di Attigliano si schiera con "i 33" a favore di una libera scelta da parte delle persone


Due preti umbri sono entrati prepotentemente sul dibattito in corso sul caso Eluana Englaro e sul connesso problema dell’alimentazione ed idratazione artificiale
.
I due si sono venuti a trovare su opposte sponde anche se non sono entrati direttamente in polemica.
"La legge sul testamento biologico che il governo e la maggioranza si apprestano a votare imprigiona la liberta’ di tutti
i protagonisti coinvolti al momento supremo della morte. Definendo il nutrimento e l’idratazione forzati come cura ordinaria e obbligata e non piu’ come intervento terapeutico straordinario, la legge annulla ogni possibilita’ di valutazione sull’accanimento terapeutico".
E’ quanto si legge in un appello su Micromega, a firma di 33 sacerdoti, tra questi un prete di Attigliano in provincia di Terni, don Carlo Sansonetti.
"L’interessato, i familiari e il medico stesso – sostengono – sono impotenti di fronte ad una volonta’ esterna che impone un protocollo che e’ solo politico e non morale.
La vita deve essere rispettata sempre e senza condizioni, finche’ resta vita umana nella coscienza, nella dignita’ e nella forza di sostenerla.
La morte è un appuntamento naturale a cui tutti siamo chiamati; per i credenti poi e’ il vertice della vita vissuta, la soglia che introduce all’eternita’.
La decisione di porre fine ad una parvenza di esistenza è di pertinenza esclusiva della persona interessata che ha il diritto di esporla preventivamente in un testamento, oppure alla famiglia di concerto con il medico che agisce in scienza e coscienza".
"Con la forza della ragione e la serenità della fede – continuano i 33 sacerdoti – ci opponiamo ad un intervento legislativo che mortifichi la libertà di coscienza informata e responsabile in nome di principi che non sono di competenza dello Stato e tanto meno di un governo o di un parlamento che agiscono in modo ideologico sull’onda emotiva e la strumentalizzazione di una dolorosa vicenda (Eluana Englaro).
Come credenti riteniamo che chiunque come è stato libero di vivere la propria vita, così possa decidere anche di morire in pace, quando non c’e’ speranza di migliorare le proprie condizioni di esistenza umana".

Tra i firmatari dell’appello c’è anche don Enzo Mazzi (Firenze), il sacerdote fiorentino che ha fondato la comunità di base dell’Isolotto, che, invece, la polemica l’ha alzata di tono prendendo di mira proprio l’arcivescovo della sua città, quel  Giuseppe Betori da Foligno che è stato segretario della CEI.
Scrive don Mazzi: «Caro Vescovo di Firenze, nel pieno rispetto del tuo ruolo e del tuo carisma mi permetto di esprimere un desiderio anzi due. Il primo è che tu manifesti con modi pastorali, dialoganti e forse anche oso dire dialettici il tuo diritto, che nessuno può negarti, di esprimere dissenso nei confronti di una decisione del Consiglio comunale, come quella con cui si concede la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, anzichè usare espressioni di disprezzo e condanna».
«Il secondo desiderio – ha aggiunto don Mazzi in una lettera indirizzata all’arcivescovo – è che il tuo dissenso, oltre a esprimere senza condizionamenti la convinzione etica e di fede di un pastore, non neghi nè oscuri, in casi come questo, anche la pluralità di convinzioni diverse esse pure etiche e di fede che compongono legittimamente l’unità del popolo di Dio».

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