La vicenda politica, nata in Umbria dalla spaccatura di Prc e che coinvolgeva la figura del Presidente del Consiglio Regionale, è giunta ad una svolta dopo tante polemiche.
Nella riunione di stamani dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale, Mauro Tippolotti ha formalizzato le sue dimissioni da presidente dell’assemblea di Palazzo Cesaroni. “ per mettere” – ha detto Tiippolotti – “ in condizione di procedere alla elezione del nuovo presidente fin dalla prima seduta utile, senza ulteriori dilazioni di tempo. Intendo così porre fine a ulteriori strumentalizzazioni circa i ritardi che si starebbero producendo nell’attività della commissione speciale per le riforme statutarie.
Mi auguro che questa mia decisione consenta alle forze politiche di Palazzo Cesaroni di affrontare celermente, e con piena assunzione di trasparente responsabilità, le importanti modifiche statutarie riguardanti il numero dei consiglieri e le altrettanto rilevanti normative in materia di legge elettorale regionale”.
Tippolotti (eletto in Regione nel 2000) era Presidente dal 15 aprile 2004 ed era stato riconfermato nel ruolo il 17 maggio 2005.
Mi auguro che questa mia decisione consenta alle forze politiche di Palazzo Cesaroni di affrontare celermente, e con piena assunzione di trasparente responsabilità, le importanti modifiche statutarie riguardanti il numero dei consiglieri e le altrettanto rilevanti normative in materia di legge elettorale regionale”.
Tippolotti (eletto in Regione nel 2000) era Presidente dal 15 aprile 2004 ed era stato riconfermato nel ruolo il 17 maggio 2005.
La crisi era cominciata all’inizio di quest’anno quando lo stesso esponente del Prc ed il suo compagno di gruppo, Pavilio Lupini, avevano annunciato la loro adesione al movimento di Nichi Vendola ed il passaggio, nel consiglio regionale umbro, al gruppo misto con la dizione «La sinistra per l’Umbria».
Lo stesso Tippolotti, con una lettera inviata a tutti i consiglieri, si era poi messo «a disposizione del consiglio per le determinazioni che riterrà opportuno prendere», in merito alla sua carica di presidente dell’assemblea.
Il capogruppo del Prc, Stefano Vinti, si era da subito mostrato determinato a sollecitare le dimissioni dell’ex compagno di partito.
Esclusa la possibilità di discutere in aula la mozione del centro destra (che aveva denunciato una «perdita di agibilità democratica e di decoro dell’assemblea», decidendo di disertare anche le riunioni della commissione per le riforme), era stata la maggioranza, ed in particolare il Pd, a prendere l’iniziativa ed a chiedere tempo per valutare una possibile soluzione.
Nelle ultime settimane si sono susseguite riunioni e confronti all’interno dei gruppi di centro sinistra che porteranno, con molta probabilità, la presidenza ad un uomo del Pd, che dovrà fare da arbitro tra gli ex compagni di partito.










