Si è meritata l’appellativo di “Zarina” anche per il suo modo di “dire pane al pane e vino al vino”, la governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, ma evidentemente è anche una che riesce a “sentire” l’umore della gente e capire i pericoli che la democrazia corre se la classe politica non scende dall’Olimpo o almeno fa finta di farlo.
Capisce la Lorenzetti che i politici, in Umbria e fuori, sono visti come una “classe” privilegiata, in uno con molti manager pubblici e privati le cui retribuzioni si scaricano comunque sugli utenti/clienti.
In questo, la Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria sembra avere le percezioni di una crisi che da finanziaria ed economica potrebbe travalicare e causare reazioni al cui confronto quelle dopo “mani pulite” impallidirebbero.
Il segnale, che abbiamo registrato su questo sito, nei giovani fino a 35 anni ( il 77% sono pronti ad accettare una “rivoluzione” ed il 25% a farla) esprime un “non consenso” per la “dirigenza” italiana ben oltre quello che ha scatenato le vere rivoluzioni del passato, quelle che ancora si raccontano sui libri di storia.
Ed allora la lettera che la Presidente della Regione ha inviato ai colleghi del Consiglio regionale, delle due Province ed ai Sindaci dell’Umbria per sollecitare la loro adesione, e quella di tutti gli eletti nelle rispettive assemblee, alla colletta promossa per domani dai vescovi umbri a favore delle famiglie colpite dalla crisi economica, va intesa come un allarme, un avviso ai naviganti che la bufera si avvicina ed occorre dare segnali agli scontenti, dare esempi che servano, oltre che praticamente, anche a calmare i cervelli che stanno iniziando a “bollire”.
Sarà, l’appello della governatrice, anche una mossa propagandistica, ma ciò non potrà o dovrà costituire un alibi per chi non vorrà aderire e correre, far correre a tutti, i rischi che si stanno manifestando all’orizzonte.
«Anche nella nostra regione si stanno facendo sempre più acute – dice Maria Rita Lorenzetti nella missiva, in cui critica anche i tagli del Governo nazionale al settore del welfare – le ripercussioni della crisi finanziaria e a risentirne sono le famiglie a più basso reddito, il nostro sistema produttivo, ed in modo particolare le piccole e medie imprese.
La Ceu ha deciso di attivare un Fondo di solidarietà al quale ho fatto la personale scelta di aderire. Vorrei dunque rivolgere anche a voi, e per il vostro tramite estenderlo a tutti i componenti delle vostre assemblee elettive, l’invito ad assumere iniziative personali e volontarie di adesione».
« Sono convinta infatti – continua la presidente – che abbiamo tutti la responsabilità e il dovere di combattere la povertà e fare qualcosa per rendere meno faticosa la vita delle persone e delle famiglie in difficoltà, oltre a quello che già facciamo in quanto pubblici amministratori nella nostra quotidiana azione di governo per contrastare gli effetti negativi di questa crisi».










