L'apertura a Città della Pieve di un servizio specializzato nel trattamento dell'obesità è per Andrea Caprini la conferma della politica di depotenziamento dei servizi sanitari tuderti

La notizia della apertura a Città della Pieve di una servizio specializzato nel trattamento dell’obesità suscita la reazione di Rifondazione Comunista di Todi, la quale ritiene che il fatto confermi quanto il partito guidato in città da Andrea Caprini denuncia da mesi, ovvero "la politica dei due pesi e delle due misure della Direzione Generale in merito ai servizi ospedalieri tuderti".
"In tempi non sospetti – si legge in un comunicato stampa – sollevammo il problema della improvvisa interruzione della convenzione con il medico nutrizionista presso l’ospedale di Todi, che di fatto consentiva la possibilità di effettuare ricoveri per DCA  nel reparto pediatrico nel nostro nosocomio cosi come avvenuto dal 2002 fino al giugno del 2008. Un’operazione che ha buttato alle ortiche anche il livello di interazione tra il reparto pediatrico dell’Ospedale tuderte e la Residenza di Palazzo Francisci e con esso l’intero sistema a rete integrata su cui l’Amministrazione di centrosinistra ha lavorato negli anni con straordinari risultati".

Per Rifondazione comunista l’individuazione di Città della Pieve per l’apertura di una struttura specializzata nel trattamento dell’obesità lede innanzitutto la possibilità per il centro di Todi di raggiungere i livelli di eccellenza auspicati, "utilizzati anche come alibi per il depotenziamento dei servizi ospedalieri di Todi". "Quello però che suona come una burla – sostiene Andrea Caprini – è il fatto che in quella sede venga garantita la possibilità di svolgere trattamenti di cure a livello ambulatoriale che a Todi vengono negate.
La presa di posizione tiene a chiarire di non avere nulla nei confronti dei pievaioli, che hanno ovviamente tutto il diritto di avere servizi territoriali all’insegna dell’eccellenza. "Come è stato ricordato all’assessore Rosi – conclude la nota di Rifondazione – non vogliamo per i cittadini di Todi niente di più di quello che hanno tutti gli umbri tutt’ora previsto nel Piano Attuativo Locale vigente: crediamo però sia altrettanto legittimo non chiedere alla nostra città di essere da meno".

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