Lo “Stalking” è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto.
Fino a poco tempo fa questo atteggiamento,anche se denunciato, non dava luogo a conseguenti importanti per il molestatore, anche se varie volte la persecuzione si tramutava col tempo in reati molto più gravi.
Ora invece scatta l’arresto, in base alla nuova legge che, nata essenzialmente per proteggere le donne, può essere applicata in tutti i casi in cui qualcuno prova a terrorizzare qualcun altro.
E’ quindi un’arma che può essere utilizzata contro i bulli.
E lo stalker, colui che molesta la vittima anche solo con sms per un periodo di tempo piuttosto lungo, dallo scorso 23 febbraio, data in cui il disegno legge del 18 giugno 2008 è stato convertito in decreto legge, rischia grosso davvero: dai sei ai quattro mesi di reclusione.
Eppure solo il 17 per cento dei giovani si affiderebbe a una denuncia, se riconoscesse di essere vittima di questo nuovo tipo di reato.
I dati emergono da una nuova ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sullo stalking (Ons) su un campione di 800 studenti di 16 diverse facoltà dell’Università La Sapienza di Roma. Sono diverse le motivazioni fornite dai giovani intervistati: il 26 per cento preferirebbe aiutare lo stalker piuttosto che farlo arrestare, mentre il 13 per cento teme di aumentarne l’aggressività peggiorando la situazione.
Il 7 per cento, inoltre, ritiene di non essere creduto e un ulteriore percentuale crede si tratti di fatti non gravi.
Mal’arresto scatta ed infatti, è accusato di essersi presentato a un appuntamento con la ex fidanzata con una corda e un coltello, dopo averla più volte minacciata e tempestata di telefonate, un perugino di 59 anni – arrestato dalla squadra mobile di Perugia per il reato di atti persecutori.
Le presunte persecuzioni andavano avanti da 4-5 mesi, dopo la fine del legame sentimentale tra i due.
L’uomo – in base alla ricostruzione degli investigatori – aveva chiamato al telefono centinaia di volte la sua ex, un trentenne, e quando questa non rispondeva l’attendeva all’uscita dal lavoro. In un caso – è emerso dall’indagine – aveva anche cercato di mandarla fuori strada in auto. Poco prima di essere arrestato le aveva inoltre sottratto la borsa con all’interno il cellulare.
- Redazione
- 2 Aprile 2009










