La Guardia di Finanza ha individuato, dopo tre anni di indagine, un'organizzazione che distribuiva tagliandi con vincite teoriche fino a 30mila euro, ma effettive di soli due o tre euro

I vari sequestri in Umbria, nei mesi scorsi, non avevano che minimamente intaccato il pacchetto di falsi "gratta e vinci" in circolazione.
Ora la Guardia di Finanza ha sequestrato, nell’ambito di un’operazione su scala nazionale, sette milioni e mezzo di gratta e vinci irregolari, che avrebbero permesso ai produttori un ricavo di oltre 12 milioni di euro.
L’indagine, durata tre anni ha portato alla denuncia di 10 persone
per truffa ai danni dello Stato e frode in commercio.
Vittime del raggiro, infatti, oltre allo Stato per i mancati incassi dei diritti erariali, sono principalmente i consumatori, ignari del fatto che quei tagliandi non portavano mai alle vincite promesse.
Sulla carta i gratta e vinci garantivano anche vincite da 20-30 mila euro, ma in realtà il massimo non superava i 2-3 euro.

I finanzieri di Seregno (Milano) hanno individuato un giro d’affari di 231 milioni di euro che ha generato un danno alle casse dello Stato, scaturito dal mancato incasso dei diritti erariali, quantificato in 53 milioni di euro e in altri 38 milioni dovuti all’evasione dell’Iva.
Inoltre, l’immissione in commercio di questi tagliandi era facilitata dalle agevolazioni che i produttori garantivano ai distributori finali (tabaccai, ma anche supermercati e negozi di alimentari), che vedevano triplicare le percentuali di guadagno sulla vendita di ciascun biglietto

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