Di fronte alle difficoltà economiche che stanno colpendo le famiglie, le Chiese dell’Umbria intendono rammentare a tutti il dovere di praticare la gratuità e la necessità di cambiare gli stili di vita per promuovere una società più sobria, equa e solidale.
I Pastori della Chiesa chiedono ai cristiani della nostra regione, e a tutte le persone di buona volontà, di riprendere l’antica tradizione della “decima”, come prescritto dalla Bibbia soprattutto di fronte a momenti di gravi necessità. Anche in Umbria fino alla Seconda Guerra Mondiale era uso comune delle famiglie affidare alla Chiesa la propria carità, tradizionalmente intesa come la decima parte del raccolto.
Il Papa ha invitato i cristiani a promuovere nella società ogni utile strumento per alleviare i danni recati alle persone dalle difficoltà che stiamo vivendo, particolarmente a quanti sono in situazione di fragilità. Attingendo alla tradizione secolare della Chiesa, il Pontefice ci chiede di avviare un processo di conversione e suggerisce alcuni rimedi che interpellano le coscienze. “Per combattere la povertà iniqua, che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace di tutti occorre riscoprire la sobrietà e la solidarietà quali valori evangelici e al tempo stesso universali” (Benedetto XVI – Omelia del 1 Gennaio 2009).
Le comunità ecclesiali umbre si fanno sollecite per i riflessi che la crisi economica globale sta suscitando anche in mezzo a noi e vogliono farsi solidali con quanti subiscono le conseguenze della difficile contingenza finanziaria, che sta mettendo alla prova un numero sempre maggiore di famiglie.
I dati raccolti dai Centri di Ascolto delle Caritas nelle otto Diocesi della Regione, elaborati e pubblicati dall’Osservatorio sulla Povertà, già offrono gli elementi necessari per identificare le aree di maggiore sofferenza e le ragioni per una efficace azione comune. Le notizie più recenti fornite dalla cronaca di quanto sta avvenendo in regione confermano, purtroppo, la tendenza già rilevata dagli studi condotti in collaborazione tra l’Agenzia Umbria Ricerche (AUR) e la Caritas.
2. Alcune considerazioni sul contesto economico presente
La crisi finanziaria internazionale rischia di avere conseguenze gravi sulle persone, le famiglie e la società in cui stiamo vivendo. Il fenomeno sta manifestando tale entità da aver indotto diversi analisti a porre in discussione il modello economico che ha governato la globalizzazione. Si sente il bisogno di un nuovo sistema di regole, che limiti l’esposizione al rischio e metta le fasce più povere della popolazione al riparo dai danni della speculazione e del liberismo incontrollato. Da anni la Chiesa, con la sua dottrina sociale e, in particolare, con gli insegnamenti di Papa Giovanni Paolo II, aveva messo in guardia dai possibili rischi della finanza virtuale e della ricerca egoistica del profitto a danno dei più deboli, riconoscendo che anche una sana economia finanziaria contribuisce al bene comune (cfr. Giovanni Paolo II, L.E. Centesimus Annus, n° 35).
Di fronte a questa crisi di sistema il dovere di una comunità è quello di intervenire, ognuno per la parte di propria competenza, per indirizzare maggiori risorse possibili verso i più deboli e i più bisognosi, cercando di conciliare l’intervento assistenziale con le esigenze di crescita della persona, stimolando le aspirazioni a una formazione in grado di contribuire ad uno sviluppo sostenibile ed alla costruzione di nuovi modelli e stili di vita.
Anche la crisi attuale può diventare un “kairòs”, ossia occasione propizia per la conversione, perché da essa viene una proposta educativa, per la ricerca di uno stile di vita più evangelico e più sobrio e per imparare a consumare e investire più criticamente, perché dalle scelte quotidiane dipende la vita di tutti.
3. Lavoro e famiglie a rischio nella nostra Umbria
L’8% delle famiglie della nostra regione si trovava sotto la soglia di povertà già prima dell’attuale crisi. A maggior rischio le famiglie numerose, i nuclei familiari formati da anziani, le donne sole, le famiglie monogenitoriali e le donne immigrate con figli, come pure chi ha disabili in casa. Sono le famiglie, soprattutto se hanno figli da crescere, ad avere maggiori difficoltà a raggiungere un reddito minimo che le ponga fuori dallo stato di povertà.
Sempre più alto è il numero di quelli che non riescono a pagare le rate dei mutui accesi negli anni precedenti, soprattutto quando la perdita del lavoro coinvolge entrambi i coniugi. Si fa ancora più frequente la fatica a sostenere il peso degli affitti e le utenze di luce, acqua, gas e riscaldamento.
In maggiore difficoltà si trovano i precari, i giovani non ancora inseriti nel mondo del lavoro e quanti prestano la loro opera in strutture che non hanno, dalla vigente normativa, i benefici degli ammortizzatori sociali. Sta entrando in crisi, in modo preoccupante, anche il mondo dell’artigianato, soprattutto per la caduta dei flussi di liquidità e l’insolvenza di molti. Il lavoro flessibile e precario, diffuso anche in Umbria, incoraggia la prolungata permanenza dei giovani nelle famiglie di origine fino a 30-35 anni, con conseguenti effetti negativi sulla vita sociale e morale della popolazione giovane. Anche questo ritardo della nuzialità incide sulle decisioni relative alla natalità, come testimonia l’opera meritoria dei nostri Consultori. Povertà e rischio di impoverimento costituiscono una remora alla costituzione di nuove famiglie.
La crisi occupazionale colpisce gravemente l’Umbria. Attualmente la cassa integrazione interessa 10-12mila lavoratori, oltre 5mila sono i posti di lavoro a rischio e circa 1.500 sono già stati persi negli ultimi tre mesi del 2008.
I settori maggiormente colpiti sono gli elettrodomestici; la meccanica collegata all’auto, la chimica, le costruzioni, il tabacco (anche se non direttamente correlato alla crisi), la ceramica e i servizi connessi al turismo.
Alcuni territori sono maggiormente investiti dalla crisi e tra questi vanno segnalati la fascia appenninica e lo Spoletino, l’Alta Valle del Tevere, la zona di Gualdo e Nocera Umbra e il Ternano.
Non va nemmeno sottovalutato che i tagli del governo avranno ripercussioni sull’occupazione in Umbria che incideranno, ad esempio, nel settore della cooperazione sociale che in Umbria conta circa sei mila addetti e sui contratti a termine in scadenza nei prossimi due anni (1.500/2.000) nei comparti della sanità, scuola e università.
Si stimano, inoltre, che 14.000 siano i lavoratori precari che hanno concrete possibilità di non vedersi rinnovati più i propri contratti.
Questa situazione di crisi non danneggerà tutti allo stesso modo, ci saranno famiglie più colpite di altre e alcune si troveranno in grandi difficoltà.
Anche se il Governo nazionale insieme con quelli regionali, in questi giorni, sta concordando i provvedimenti per sostenere quei lavoratori privi delle tutele degli ammortizzatori sociali, non è certo che tutta questa, molto estesa, area del lavoro precario sarà coperta da tali provvedimenti.
Si devono poi considerare tutti quei lavoratori assunti con contratti a termine già scaduti, che potrebbero rimanere fuori da qualsiasi ammortizzatore sociale.
Inoltre le condizioni di vita delle persone non dipendono solamente dal reddito, sia esso da lavoro o da sussidio, ma soprattutto dalla situazione familiare. Quindi una famiglia con un solo reddito, soprattutto se numerosa, rischia comunque di vivere in condizioni di povertà.
Il tessuto sociale dell’Umbria soffre, in modo particolare, questa situazione di crisi a causa delle caratteristiche del proprio sistema produttivo, composto da numerose piccolissime imprese, i cui dipendenti non sono coperti dalle tutele legislative e per una conseguente alta incidenza di lavoro precario.
A tutto ciò va aggiunto che, proprio in questo momento, alcune delle poche grandi imprese, su cui si basa l’economia e l’occupazione di interi comprensori della nostra regione, attraversano una forte crisi.
4. L’intervento della Chiesa in Umbria
Le otto diocesi della regione si propongono, in analogia con altre esperienze di Chiese locali in Italia e in coerenza con le indicazioni della CEI, di realizzare un gesto concreto costituendo un Fondo di sostegno alle famiglie colpite dalla crisi, denominato: “Fondo di Solidarietà delle Chiese umbre”.
Il Fondo avrà, in linea generale, la finalità di aiutare le famiglie con figli o in attesa di prole, monoreddito, con capofamiglia che abbia perduto il lavoro e non sia sufficientemente coperto da ammortizzatori sociali o non abbia sinora avuto un lavoro stabile.
Una Grande Colletta Regionale promossa per la quinta domenica di Quaresima, il prossimo 29 marzo sarà l’inizio per la costituzione del fondo regionale di solidarietà.
Un ruolo importante sarà svolto, anche, dai patronati e dai centri di assistenza fiscale nel determinare le necessità ed i livelli di reddito familiare che necessitano di essere integrati dall’intervento del Fondo, oltre che per orientare e informare le famiglie sulle opportunità che la legislazione e le iniziative delle istituzioni nazionali e locali offrono per fronteggiare le situazioni di difficoltà economica.
Potenziare l’attività di ascolto e di osservazione assicurerà il poter disporre di dati aggiornati. Sarà anche il modo per poter valorizzare l’esperienza delle associazioni e dei tanti volontari che da anni si occupano delle necessità delle persone più fragili.
Gli interventi per sostenere le famiglie in difficoltà si possono realizzare attraverso diverse forme, come il pagamento della rata d’affitto, delle utenze primarie e l’acquisto di generi alimentari e medicine fino a un massimo di 500 euro mensili per due anni o altre forme ritenute opportune dall’apposito comitato regionale Caritas. Gli interventi saranno realizzati di concerto con gli aiuti che Stato, Regione, e Comuni elargiranno a sostegno delle necessità sociali, ricorrendo al sistema della cooperazione che offre occupazione ai soggetti più deboli.
5. Organizzazione e modalità di gestione del fondo
Il Fondo opererà con una logica di sussidiarietà e collaborazione rispetto agli interventi deliberati dalle Pubbliche Istituzioni, dagli Istituti di credito e simili oltre che dalla stessa CEI. Non sostituisce le iniziative già esistenti o che verranno attivate da altri soggetti istituzionali, ma ha una funzione integrativa e di stimolo alla generosità di tutti.
Il fondo avrà una dotazione iniziale e sarà incrementato dalle offerte dei fedeli, a partire dalla grande colletta del 29 marzo e da altre risorse sia della Chiesa che di associazioni, imprese, istituti bancari ed enti privati.
Sul fondo non potranno gravare costi di gestione e le risorse in esso affluite saranno destinate esclusivamente agli interventi sopra previsti.
Sarà costituito un consiglio di gestione nominato dalla CEU e presieduto da un Vescovo, con il compito di:
a) amministrare le risorse del fondo, individuando insieme alle realtà locali le situazioni di necessità da sostenere, in riferimento alle disponibilità del fondo e tenendo presente la natura integrativa ed educativa che lo caratterizza,
b) favorire le iniziative di carattere educativo e culturale per la ricerca di uno stile di vita più sobrio, improntato ad un miglior modo di consumare ed investire,
c) monitorare, attraverso un rapporto diretto con la rete dei centri di ascolto locali e dei servizi delle associazioni, i bisogni e le situazioni di crisi lavorativa, secondo le indicazioni che verranno pubblicate con il regolamento attuativo. Il consiglio, che sarà supportato da una segreteria, dovrà relazionare alla Ceu, alle comunità ecclesiali e all’opinione pubblica, ogni tre mesi, sull’andamento dell’iniziativa e sul raggiungimento dei suoi scopi. Dovrà essere elaborata una adeguata strategia di comunicazione.











