Lo scorso 25 settembre l’area del buco sull'Antartide raggiungeva i 29.5 milioni di chilometri quadri, rispetto ai 29.4 milioni del 2000

Non bastava l’incubo Co2, quest’anno anche il buco dell’ozono sull’Antartide è il peggiore mai registrato prima, rivaleggiando per estensione con il record del 2000, ma con un’ulteriore diminuzione della massa di ozono.
E c’è il sospetto che i due fenomeni abbiano trovato un’alleanza
Ad affermarlo è l’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite. Per i meteorologi la causa è da attribuirsi alla combinazione di una presenza elevata in atmosfera di sostanze che distruggono l’ozono e di un inverno particolarmente freddo nella stratosfera. L’Organizzazione meteorologica basa le sue valutazioni sulle rilevazioni satellitari effettuate dall’Esa (European Space Agency) e della Nasa (United States National Aeronautics and Space Administration) .
Gli strumenti della Nasa, in particolare, hanno rilevato che lo scorso 25 settembre l’area del buco raggiungeva i 29.5 milioni di chilometri quadri, rispetto ai 29.4 milioni del 2000. Se il deficit di ozono era stimabile nel 2000 in 39.6 miliardi di tonnellate, siamo arrivati quest’anno a 39.8.
 Sembra però ora emergere anche una responsabilità da parte dell’aumento dell’effetto serra.
“Gli scienziati hanno sottolineato più volte i possibili legami tra la riduzione dell’ozono e i cambiamenti climatici. Le crescenti concentrazioni di gas serra, infatti, portano a una temperatura più elevata sulla superficie terrestre ma anche a un raffreddamento della stratosfera che fa aumentare le nubi polari stratosferiche e scatena le reazioni che distruggono l’ozono” spiega Giuseppe Onufrio, direttore campagne di Greenpeace.

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